17/01/2011
The End of Vincent Vega (chronological version)
E' possibile che ogni volta che Vincent Vega si rechi in bagno succeda qualcosa di irreparabile?
Vogliamo dire che le cose accadono quando Vincent Vega ha dei bisogni corporali, e che il mondo sia regolato dai ritmi del suo intestino?
Voglio dire, è così che ci ha rimesso la pelle...per colpa delle sue pause nei momenti meno opportuni.
Di cosa parliamo?
Non era forse rinchiuso in bagno quando Coniglietta e Zucchino rischiano (inconsapevoli) un disastro, tentando una rapina nel locale dove, insieme a Jules, si stava riprendendo dopo una brutta, bruttissima mattinata risolta solo grazie al brillante intervento del signor Wolf?
Non era forse in bagno quando Mia Wallace, la bellissima moglie del suo capo Marsellus Wallace, scambia un sacchettino di eroina da 500 al grammo per coca, si fa due enormi strisce e cade in uno stato di overdose che solo una puntura adrenalinica nel cuore, ad opera dello stesso Vincent, non trasforma in stato di morte??
Infine (si, questa è una chronological version), non era seduto sulla tazza del fottuto bagno di Butch il pugile, quando questi rientra a recuperare l'orologio che era stato per anni nel sedere del padre morto in guerra?
Non stava leggendo la sua striscia preferita di Modesty Blaise quando la sua vittima designata, colpevole di aver tradito il suo venerabile capo Marsellus Wallace, rientra in casa e trovando un mitra incustodito in cucina (Vincent!!!) lo scarica proprio su Vincent Vega appena questi ricompare gloriosamente dalla stanza da bagno, risbattendolo con forza su quel cesso, ancora caldo del suo culo da gangster?
Caro Vincent Vega, era forse la tua dieta che non andava? Il royal con formaggio, oppure la "merda gialla" sulle patatine che tanto ti faceva ridere? Personalmente preferisco il ketchup sulle patatine ma..a chiamarla "merda gialla" per forza poi qualcuno si offende...
Forse troppe canne nei coffee shop di Amsterdam?
O forse era solo il tuo fumetto che era troppo appassionante?
Non è mai stato chiaro cosa tu abbia combinato durante il tuo viaggio in Europa, ma di sicuro questa si è vendicata..con la sua letteratura a fumetti, l'erba, o il sistema metrico decimale.
Mr Brown
08:45 Scritto da: neurovisioni in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pulp fiction, vincent vega, neurovisioni, modesty blaise | OKNOtizie |
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12/01/2011
i 1000 del Cretto
15 gennaio 1968, la lenta tranquillità contadina della valle del Belice subisce un improvviso cambio di rotta.
Il terremoto. Devastante. centinaia di morti.. Earthquake 1968.
40 anni dopo..un film racconta Gibellina: non la storia della ricostruzione in se, delle vite spezzate, del terrore o del disastro..racconta di come la città nuova sia intimamente percepita come un corpo estraneo, con la sua forma urbana innovativa ed artisticamente molto ricca.
Racconta di come si ritenga necessario, invece, che questo corpo estrano venga riassorbito, che riacquisti la propria identità "Gibellinese".
Una storia cominciata così, per caso.
L'incontro fortuito con un gruppo di ragazzi del luogo che, tramite racconti e dialoghi intessuti tra di loro o coinvolgendo gente incontrata per strada, lentamente, ci cala in una realtà quotidiana condita di sensazioni che forse, così chiare, neanche loro prima avevano mai percepito.
Ne esce la consapevolezza di una contrapposizione tra la vecchia e la nuova guardia sulla ricostruzione, eseguita a (speculativa?) distanza di 20Km, all'insegna dell'arte e al di fuori di ogni tradizione contadina dell'epoca.
Nasce l'idea dello scatto al Cretto..i "nuovi" Gibellinesi sul vecchio territorio, sulla discussa opera di Burri.
Il tentativo di ritrovare un'unica identità Gibellinese: il Cretto non come un sepolcro per la memoria, ma riavvicinamento emotivo di Gibellina con suoi vecchi abitanti.
Questo almeno secondo la neurovisione...
...ci rendiamo conto che in pochi avranno visionato questo film-documentario (Earthquake 68, di Emanuele Svezia, tra l'altro ricco di talentuosi attori emergenti!).
A noi privilegiati spettatori è piaciuto comunque darne un estratto Neurovisionario, con l'intenzione di rendere omaggio a questo film e a quella terra..
..omaggio un po' ritardatario, anche per via del nostro lungo letargo.
Vostro..
Mr.Brown
17:10 Scritto da: neurovisioni in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gibellina, earthquake 68, neurovisioni, terremoto, burri, cretto | OKNOtizie |
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05/11/2010
TORNIAMO.... senza gloria.
23:06 Scritto da: neurovisioni in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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10/10/2009
NeuroVISIoni
"Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia."
Noi, invece, abbiamo rivisto cose...
Buona neurovisione a tutti.

00:28 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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08/10/2008
Le Iene

Neurorevisioni... locandine contromano
LE TROVI NELL'ALBUM FOTOGRAFICO... in alto a destra!
21:00 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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23/09/2008
Who's Zed?
Mi piace pensare che Quentin si sia inventato un poliziotto maniaco omosessuale, pervertito e stupratore.
Che poi gli abbia chiesto di rapire Butch e Marsellus, e poi di violentare quest'ultimo, mentre Butch veniva legato e lasciato in compagnia dello Storpio.
Marsellus Wallace: un uomo armato, enorme, comparso quasi per caso; tanto cattivo da far scaraventare dal quarto piano un soggetto di nome Antoine, che aveva commesso la leggerissima ma letale imprudenza di toccare intimamente la sua amata Mia Wallace.
Si è poi immaginato che il terribile Marsellus, con l'aiuto di Butch, si liberasse e, con fame di vendetta, si scagliasse contro il malcapitato Zed fino, immaginiamo, ad ucciderlo lentamente, un pezzo alla volta, tra atroci sofferenze (lavoretto che, tra l'altro, viene inaugurato con la castrazione fisica del nostro poveretto o, come ama definirlo Marsellus, "il merdoso che presto vivrà il resto della sua stronza breve vita fra agonie e tormenti...")
Tutto questo perchè Butch-Bruce Willis potesse tornare sano e salvo, cavalcando il chopper di Zed, dalla sua piccola, e che questa ponesse finalmente la domanda che egli desiderava da tempo, per la quale aveva sempre avuto la risposta, la più bella in assoluto.
Whose motorcycle is this?
It's a chopper, baby.
Whose chopper is this?
It's Zed's.
Who's Zed?
Zed's dead, baby. Zed's dead.
Mr. Brown (ispirato, tra le altre cose, da un'uscita radiofonica di Mr.Blonde)
01:38 Scritto da: neurovisioni in cinema e tv | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | Tag: tarantino, pulp, fiction, zed, butch, bruce willis, marsellus wallace | OKNOtizie |
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19/08/2008
Amore e oblio
Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio.

Da quando, tempo fa, vidi Kate e Jim incontrarsi di nuovo-per la prima volta, a bordo di un vagone ferroviario, mi chiedo spesso, maledicendolo, chi sia stato il colpevole del disgraziato nome con il quale il film è stato distribuito nelle nostre sale, presentandosi come l'insieme di innumerevoli clichè sui film cazzatamoreodio-tidisprezzomatiprendo.
La prima volta che ne ho sentito parlare, non lo nego, ho pensato subito a Hugh Grant, o al massimo a Tom Hanks. Oggi, dopo l'ennesima visione, mi sento di voler concedere, per un attimo, la redenzione a chi ha commesso un così scellerato atto. Almeno, se me lo concedete, voglio dargli una possibilità.
L'amore. Il desiderio. Una storia molto importante, si fonde con il mio dna e diventa parte di me stesso. Il dolore, altrettanto forte ed eradicato, che questo amore genera nella sua fase di agonia, mi spinge a voler dimenticare. Codardo. L'oblio... liberarsi dal carico del passato.
La macchina dell'oblio ha eseguito il proprio compito, ma non è infallibile..si deve per forza scontrare con la legge del caso e con la forza di quel legame tanto forte.
Rivivo la mia storia-bis. La paura del dolore mi aveva costretto a cancellare questa parte di me stesso, che però è tornata, prepotente, incosapevole! Il parto ha procurato forte dolore, la dura lotta contro la macchina mi ha sfinito. Sono sfuggito al controllo, mi hanno cercato ovunque, ma non mi hanno trovato. Alla fine le due anime si sono ricongiunte! Rivivo tutto. Non ricordo niente.
Eternal sunshine of the spotless mind avrebbe lasciato aperto un varco. Il mio percorso verso la sala del cinema sarebbe stato indotto dal ricordo passato di qualche pellicola fantastica. Il mio forte amore, la parte di me stesso. Quel titolo assurdo, invece, ha fatto in modo che l'incontro sia stato del tutto casuale; ho preso quel treno, e ci siamo seduti accanto, sullo stesso vagone.
Ho incontrato di nuovo il mio amore, ma ancora non sapevo nulla.
Mr.Brown
20/07/2008
Maestri animati...
Una generazione… la mia generazione… è fondamentalmente inquieta, estremamente sensibile, sicuramente perdente e perduta… nell'animo.“Le colpe dei padri” o la “lezione dei maestri”?
Che dire se non qualcosa di superfluo, i padri si sa, non sono mai certi, perché mai dovrebbero esserlo le loro colpe… i maestri si sa, anche loro non sono mai certi, sempre più precari, perché mai dovrebbero esserlo le loro lezioni…
Colpe e lezioni di “cartone” quindi… senz' anima….
Quanti pensieri e pesantezze per rintracciare le origini di un malessere generazionale...
Poi, come spesso accade, una sera noiosa, uno zapping di troppo... e mi appare su di una rete locale "L'ape Magà'", ed ecco l'illuminazione e la risposta: cartone e anima si incontrano nell’era dei padri e illuminano con lezioni sublimi, accompagnando una generazione intera… cartoni animati! Mentori… maestri animati.
La nostra generazione è stata segnata da un imprinting anomalo e solitamente giapponese, è cresciuta seguendo le vicende di una serie di personaggi multiproblematici. Ad iniziare dal "re", il bambino più sfigato della terra: Remì, che riesce in un viaggio alla ricerca della mamma a perdere uno dopo l'altro tutti i suoi compagni. Nella stessa categoria Heidi, Candy Candy, Pelin, Rocki Joe e il più controverso Ciobin, una nocciolina che affronta mille avversità per ritrovare la mamma dalle sembianze umane.
Tra i più valorosi e forti un'altra moltitudine di problemi esistenziali, da Sam il ragazzo del west, orfano e adottato da una banda di fuorilegge, l'uomo tigre proveniente da un orfanotrofio e allevato da famigerati lottatori, a Roki Joe, pugile orfano dal passato oscuro e triste. Molti di loro si sono dedicati alla Walkie race, una corsa automobilistica aperta a quei personaggi che possono solo correre nella vita, per sfuggire a loro stessi e cercare un senso alle loro stranezze… perché se vivi con un orso che gonfia palloni, con un gemello cavernicolo o consapevole che l’unico che ti asseconda è un cane muto che ride delle tue disgrazie… non hai molte speranze.
A sto giro non si sono salvati neanche insetti e animali, non c'è stata ape senza una vita travagliata ne cagnolino non perseguitato dalle sfighe più nere, come Spank, un cane dalla testa quadrata con una lacrima sempre pronta a spuntare come un gavettone dal suo occhio sinistro, per poi riuscire a gioire per un non nulla… schizofrenico.
Maestri animati!... con questo bagaglio di esempi e ricordi non fatico a credere che sia rimasto nella nostra generazione un alone di nostalgia e inquietudine....
Per la generazione successiva sono arrivati invece i miti dello sport, i super eroi, gente vincente, sportivi, bellocci e moderni, con altro piglio e portatori di speranza.
Ma io, come tanti, continuo a preferire i miei eroi sfigati...... e se dovessi scegliere dei "maestri animati" sceglierei sempre loro, con le loro debolezze e quella malinconia che con tanta delicatezza sono riusciti a trasmettere ad un'intera generazione.
In fondo siamo un po' tutti Ciobin.... con l'invasato di turno che urla "il mondo è mio" saltelliamo qua e la alla ricerca di qualcosa....
Sicuramente in questo post avrò sbagliato i loro nomi, ma sono più vive in me le immagini e devo finalmente ammetterlo, la voglia di mangiare prima o poi una di quelle pagnotte che Petar smezzava sempre con Heidi e che da bambino mi facevano inginocchiare davanti alla tv per essere compreso nella spartizione e ritrovare così il senso profondo e mistico del... “Dacci oggi il nostro pane quotidiano…”.
Mr.Blond
21:40 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: cartoni animati, anni '80, spank, heidi, neurovisioni, rocky joe, ape magà | OKNOtizie |
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06/07/2008
Stairway to heaven
Una mamma che spinge la carrozzina; un bambino che dorme sereno, protetto, da quel piccolo e morbido guscio montato sulle quattro ruote e dall'amore della sua mamma; una carrozzina, primo veicolo per il neonato che si affaccia al mondo e alla vita. Un'istantanea, esterno giorno, ritratto di famiglia.
Ma la vita è cosa assai complicata e capita di ritrovarsi ad Odessa, nel bel mezzo di una rivolta popolare, stretti tra un gruppo di ammutinati e l'esercito zarista, o a Chicago, alla Central Station, mentre due agenti speciali sono all'inseguimento di un contabile della mafia. Capita che il tutto sia ulteriormente complicato dalla presenza di una scalinata, metafora ed essenza della vita stessa, di una via a gradini, siano essi percorsi a scendere o a salire. E la carrozzina, prolungamento meccanico dell'utero materno, non è più sufficiente a proteggere il bambino dal ruggito dei fatti del mondo. La carrozzina diviene una piccola e inutile scialuppa di salvataggio, in balia delle onde di un mare tempestoso.
Lungo i gradini della scalinata di Odessa si consumano la tragedia collettiva di un popolo e quella personale di un bambino. Alla stazione di Chicago, invece, la tragedia è appena sfiorata. In entrambi i casi il dramma corre lungo le ruote di quelle carrozzine, lungo i gradini di quelle scale. Le madri muoiono o assistono impotenti alla nuova lacerazione del cordone ombelicale che le lega ai loro figli. Le carrozzine, ormai fuori controllo, non proteggono più nulla, sono proiettili in balia del fato, che trasportano il loro carico inconsapevole verso la fine della scala e della vita.
Il passaggio dall'originale alla sua citazione non modifica il ruolo della carrozzina... ciò che cambia è l'intervento umano; la mano dell'eroe frena un destino che sembra ineluttabile, fermando le ruote impazzite. Restano i gradini, in entrambi i film... perchè resta la vita, con le sue discese e le sue salite.
Solo Fantozzi riesce ad aggiungere dramma al dramma. Dopo essere rovinato lungo le scale a bordo della sua carrozzina, come un novello cristo proletario ripercorre in salita i gradini del proprio Golgota, portando in spalla la carrozzina come una croce. Ma si sa... non siamo russi nè americani.
lMr. White
20:31 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: the untouchables, gli intoccabili, eisenstein, la corazzata potemkin, il secondo tragico fantozzi, odessa, chicago | OKNOtizie |
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16/06/2008
"Io sono l'uomo magico. Il Babbo Natale del subconscio" (Lenny Nero)
Quanto tempo è passato dall'ultima volta che il mio video-vintage-registratore samsung ha donato i suoi cigolanti e straziati ingranaggi all'ennesima riproduzione di Strange Days?
Abbastanza da far scendere la febbre d'amore per Lenny Nero? Per il suo sguardo stralunato e coraggioso da loser futuristico, da romantico disperato ma non troppo, da eroe psichedelico che tra spaccio di droga virtuale e caccia a un serial killer psicopatico fa il possibile per salvarsi la pelle e l'impossibile per salvare una donna e quel che resta del loro amore? No, a pensarci bene no.
"I ricordi sono fatti per svanire Lenny!" dice giustamente la voce della coscienza dell'intera storia, la dolce e coraggiosa Mace, interpretata da una Angela Basset in forma smagliante. E infatti nella mia mente personaggi ed episodi si sovrappongono, buoni e cattivi si confondono, musiche ed immagini non riescono a fondersi poeticamente come durante lo scorrere ordinato del nastro consunto intorno ai perni samsung che tante serate solinghe hanno allietato; ma vivida e travolgente rimane la figura di un paladino distopico dei tempi moderni nella sua disarmante capacità di rendere straordinaria la scena più ordinaria impressa su una pellicola: tenere tra le mani un dischetto da computer o tenere il telefono tra spalla e orecchio intengendo frettolosamente il dito nel sugo di una pizza abbandonata e usarne a mò di inchiostro per scrivere la parola chiave di una qualche scena successiva.
Cosa fa grande un film? Forse basta l'ormone impazzito di una ragazzetta a caccia di poster da cameretta, ma non è un caso che il film sia stato girato da una delle donne più capaci dell'olimpo patinato hollywoodiano: la visionaria Katherine Bigelow, quella di Point break o Blue steel per dirne due. Una che sa raccontare storie intrise di adrenalina e mistero ma intessute di raffinate trame emotive.
Godetevi questo movie-cult se ancora non è nella vostra videoteca cerebrale e poi venite a riguardarlo e riguardarlo e rigaurdarlo con Mr Blue
17:35 Scritto da: neurovisioni in cinema e tv | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: strange days film | OKNOtizie |
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08/06/2008
Tempi moderni
Le fotografie fermano gli istanti, inchiodano uno sguardo sulla pellicola e consegnano al mondo un'immagine, perchè il mondo ci si possa riconoscere, perchè possa fermarsi a riflettere o, semplicemente, a guardare.
Le fotografie, alcune in particolare, non trasmettono solo emozioni, ma sono capaci di rappresentare, con quell'unico scatto, un momento che vale per l'intero trascorrere del tempo, un luogo che vale per ogni possible latitudine, un fatto che vale per l'intera esperienza umana. Alcune foto non raccontano la storia.... sono la storia.
Questa foto, scattata da Robert Capa nel 1936, ritrae la morte di un miliziano durante la guerra civile spagnola. Alcuni ritengono che si tratti di un falso, di una foto costruita. A prescindere dal fatto che lo stesso Capa era un "falso", un personaggio inventato da Endre Friedman, l'eventuale artificialità della foto nulla toglie alla capacità di rappresentare la morte in battaglia, una morte per tutte le morti, una guerra per tutte le guerre. La foto ebbe un impatto fortissimo sul pubblico e, con il tempo, da rappresentazione del reale è divenuta essa stessa realtà.
Questa foto, scattata il 14 maggio 1977 a Milano, ritrae Giuseppe Memeo durante gli scontri seguiti ad una manifestazione per l'uccisione di Giorgiana Masi. Nel conflitto a fuoco con le forze dell'ordine fu ucciso l'agente Antonio Custra. Anche se gli spari di Memeo furono ininfluenti per quella morte, la foto del giovane di Autonomia operaia con la calibro 22 divenne il manifesto di un'epoca; da racconto di una tragedia a racconto di sé stessa.
A volte non è solo la pellicola ad impressionarsi.
lMr. White
00:05 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: fotografia, capa, memeo, 1936, 1977 | OKNOtizie |
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05/06/2008
PENSIERI E PAROLE di Dexter
Sapevo che prima o poi avresti sbagliato
sapevo che il tuo codice avrebbe interrotto per un istante il suo sviluppo perfetto
il tuo giudizio sarebbe stato ottenebrato da un particolare travisato
e la tua lama avrebbe ordinatamente straziato carne innocente e disperata
Ma ora che il colpo è alto sopra la mia testa di me rimane solo impotente disperazione
La mia innocenza giace inutile sottofono al fragore minaccioso dei tuoi Pensieri e alla potenza deviata delle tue Parole.
Muoio vinta e tormentata
"Che ne sai di un istinto che montava
e soltanto nel buio trionfava
e di un errore fatale
che ne sai
e di un mondo dove regna la follia
e di un codice per fuggire via
che ne sai della mia malattia
che ne sai
12:30 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: musica video telefilm dexter battisti | OKNOtizie |
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04/06/2008
9% di poesia...

Ci sono immagini che non necessitano di didascalia…
sono quelle evocative, poetiche e “intime”, che sorprendentemente si sottraggono al rapporto significante-significato e trascendono, vanno oltre e promuovono una trasmutazione dello sguardo che apre alle possibilità visive dell’immaginale.
Questa immagine è una di quelle… Il Billy non è più un succo di frutta nè una bevanda al gusto frutta! Non è nè più, nè meno… è altro. E’ l’immagine e l’immaginario della mia infanzia, è ricordo e letizia, “dolce” compagno della spensieratezza e del gioco delle relazioni “elementari “.
Perché è la ricerca dell’elementare che ci fa tornare in contatto con le origini e l’humus dell’esistenza. Ricordo il suo sapore chimico e annacquato, che riusciva a colpire solo un recettore per convincerlo di quel 9% di arancia… fiducia e disincanto di una generazione di infanti e non solo.
Perchè lo faceva con tale delicatezza che nessuno, neanche il genitore più attento, si è mai posto il problema di quel restante ed indefinito 91% che ognuno ha relegato al più profondo contatto con il mistero della vita.
Perché non era solo una bevanda, era un compagno fedele di ogni merenda e intervallo scolastico, sempre presente, senza autorizzazione firmata, ad ogni gita e su ogni pullman, pronto per essere disseminato, vuoto del suo elisir, nei cestini di ogni città e luogo sfiorato.
Pochi eletti lo potevano riporre nella fondina della famosa cintura porta billy, per poi estrarlo con destrezza e colpire il palato… con lo sguardo assorto, pronto per l’incontro con quello di un compagno per un “mezzogiorno di gioco”.
Quella del famoso brik è un’immagine che trascende il senso, che in me risuona melodiosa e infante, distante dalla simbologia che ci accompagna e pervade… Non è solo l’immagine di una stagione della vita, non si esaurisce in un nesso logico come il “palloncino rosso” nelle mani di IT che simboleggia la fanciullezza con i suoi fantasmi e le sue paure… sono convinto che se il famigerato pagliaccio avesse tenuto in mano un billy il film sarebbe mutato e la paura trasformata nella gioia di una bevuta comunitaria, magari in gita verso il mondo oscuro di Stephen King.
Le immagini hanno vita e potere di trasformazione, se abbandoniamo lo sguardo osservatore e frontale per lasciarci trascinare nel loro mondo senza guida nè riferimenti, come persi nell’idea di nuove visuali. Forse esagero, forse, anzi sicuramente, sono un neuro visionario…
...ma una visione accompagna il finale di questo post… quella di chi nel nome porta già un segno… quella del giovanissimo Ku(brick) in gita con la scuola, schivo e solitario, che scruta curioso dal finestrino del pullman immaginando mondi possibili, mentre sorseggia un Billy e si fa sfiorare dal nesso tra il 9% di ARANCIA CHIMICA che lo disseta e l’origine visionaria dell’ARANCIA MECCANICA che lo farà entrare in contatto con il mito.
lMr Blonde
19:15 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |
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03/06/2008
A Company Making Everything
Dove diavolo è la sede legale della ACME? Dove sono i negozi e i magazzini?

Di sicuro si sa solo che la ACME vende per corrispondenza. Wile E Coyote è forse l'unico loro cliente? Hanno un reparto progettazione davvero invidiabile, ma il loro responsabile marketing è un disastro. Se hanno scelto Wile come loro testimonial qualcuno dovrebbe avvertirli che sono ormai anni che i loro prodotti hanno una resa catastrofica in mondovisione. Certo, probabilmente la colpa è tutta del coyote, che evidentemente non brilla per capacità realizzativa. Sicuramente il problema è nell'assemblaggio... però non è che la ACME ci faccia comunque questa gran bella figura.
Sono convinto, però, che mi sfugga qualcosa. Forse alla ACME non interessano i profitti e nemmeno le quote di mercato. Forse il punto non è e non è mai stato quello di pubblicizzare i loro prodotti, né quello di attrarre potenziali clienti.
Forse alla ACME hanno capito tutto. Il divertimento è tutto nel desiderio, nell'attesa, nei preparativi. Un obiettivo raggiunto non ha più lo stesso sapore di quando era solamente un'intuizione, una possibilità. Un obiettivo raggiunto apre, inevitabilmente, ad un nuovo e più grande obiettivo. Allora, forse, è meglio continuare la rincorsa... alla ricerca di quell'unico e sfuggente obiettivo che, rimanendo tale, conserva intatto tutto il suo valore. Alla ACME non costruiscono progetti... ma sogni.
lMr. White
19:50 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: acme, wile e coyote, road runner, beep beep, looney tunes | OKNOtizie |
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25/05/2008
Quentin

Neurovisionari... ritratti militanti
12:55 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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20/05/2008
maschere d'identità
Ognuno di noi vive, ama, soffre e combatte secondo una propria natura. Ognuno di noi indossa una o più maschere, per sembrare ciò che non è, per proteggere altre identità. Anche i supereroi.
Secondo Bill è Superman il supereroe più interessante, in quanto, a differenza dei supereroi ai quali i superpoteri sono capitati in sorte, Superman è Superman, è la sua natura… Clark Kent è solo un alterego, è una maschera utile a mimetizzarsi nel mondo timido e codardo degli umani.
Nessuna radiazione gamma, nessuna puntura d’insetto, nessuna nanotecnologia o arto bionico; Superman è nato supereroe e la sua umanità è uno stratagemma. Superman è “naturalmente” un supereroe, assolutamente positivo, in quanto le meschinità umane sono solo un costume, un travestimento che lo trasforma in un goffo uomo qualunque. Una lettura affascinante ma strumentale, che a Bill serve come giustificazione per il male fatto a Beatrix.
Quello che Bill non sa o non vuole sapere è che le maschere e le identità sono cosa assai più complessa. Avrebbe dovuto leggere gli albi di Batman, quelli di Frank Miller. Batman, il cavaliere oscuro, è il supereroe più umano. Nessun superpotere. Indossa una maschera che non lo rende diverso da ciò che già è, un travestimento che non altera la sua natura. Batman è umano, troppo umano, e la meschinità, le paure, gli istinti peggiori, si mescolano con il desiderio di giustizia, la lotta per il bene, i grandi ed i nobili valori.
Superman è un dio che si traveste da uomo, Batman è un uomo che non crede più a dio.
Bill è soltanto un uomo che ha giocato a fare dio.
lMr. White



17:40 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: kill bill, superman, batman, supereroi | OKNOtizie |
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15/04/2008
Colombo vs Fletcher
Alien vs Predator… Freddy vs Jason…
I miti sembrano destinati, prima o poi, ad incontrarsi ed io ho sempre sognato di far incontrare il tenente Colombo e Jessica Fletcher… perché no? Colombo vs Fletcher.
Sarebbe l’incontro della logica e del pragmatismo, di due miti del contesto delittuoso, vivi abitanti delle scene del crimine... due moderni angeli della morte che si incontrano nel Olimpo di “Cabot Cove”, un paesino di un migliaio di abitanti, caratteristico per il suo enorme cimitero e perché vanta un rapporto morti-vivi sproporzionato, rapporto che ha costretto Jessica a migrare verso altri lidi, già nella seconda serie, per il rischio di non arrivare a poter girare la quarta per mancanza di abitanti.
Pensate all’incontro… la macchina di Colombo a Cabot Cove non desterebbe nessuna perplessità, il dottor Set lo accoglierebbe con un po’ della sua solita gelosia, ma anche con la sua grande ospitalità, mentre lo sceriffo organizzerebbe una festa in suo onore, vedendosi sgravato del lavoro da "catena di montaggio" che il delittuoso stato del Maine procura.
E loro due… si scruterebbero per ore senza proferire parola, attenti ad osservare ogni macchia ematica, capello, segno cutaneo o impronta, che potrebbe raccontare qualcosa dell’altro, per poi lasciarsi andare, tra una fetta di torta ed un sigaro, all’incontro soave della pragmatica e della logica.
Purtroppo è un sogno impraticabile... sono le strutture del giallo a non permetterlo; le puntate di Colombo hanno origine in un evento delittuoso, con assassino noto da subito al telespettatore e si sviluppano nella ricerca di prove e movente per incastrarlo, mentre per Jessica la ricerca che fa sviluppare la storia è quella dell’assassino, la cui identità viene svelata solo nel finale. Strutture opposte, incompatibili, che nell’incontrarsi farebbero “scompensare” i due protagonisti, anche solo per capire che era stato il maggiordomo.
Ma l’immaginazione non ha limiti… e il mio sogno continua a vivere in un pensiero che mi accompagnerà sempre: mi piace pensare che la moglie tanto citata e mai vista del tenente Colombo sia proprio lei, Jessica, che lo aspetta tutte le sere, tra morti e torte, per dar vita all’immagine di un incontro speciale, ripetuto, che si consuma tra due mondi curiosi durante una partita di Cluedo.
Solo così può rimanere in me, nitida, l’immagine di un incontro all’insegna del giallo... e mi ritrovo a pensarmi come un moderno cupido che, dopo aver scoccato la freccia, deve ripulire l’arco dalle impronte.
l Mr Blonde
19:45 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: colombo, tenente, fletcher, signora in giallo, lansbury, cabot cove, neurovisioni | OKNOtizie |
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10/04/2008
Rapitore Immaginario...

Di sicuro nella mia si fa spazio prepotente, tra ricordi sopiti e leziosi, il profilo infingardo e misterioso del suonatore di armonica a bocca più tenebroso ed irriverente di tutti i tempi... Terence... il Duca di Grandchester! Come dimenticarne il fare sprezzante, l'aria malinconica ed il ghigno divertito di chi, incuriosito e infastidito dalla "signorina tutta lentiggini", rinnega nobili natali per inseguire il sogno incerto, la passione vera e si misura sul palcoscenico di broadway!
Un altro posto d'onore tra gli abili rianimatori di spiriti sopiti e catalettici spetta senz'ombra di dubbio a Paul Newman, nei panni dell'inquieto ed irresistibile Brick ne "La gatta sul tetto che scotta"... lui è un vero bello e maledetto, anticonformista ribelle, vulcano di rabbia ed infelicità, tanto da annegare nell'alcool qualunque barlume di consapevolezza cerchi di venire a galla...ma allo stesso tempo fragile e solo, mentre si abbandona al profumo gentile e suadente di Maggie la Gatta...
Forse ciò che accomuna questi due personaggi è il lato oscuro di un'animo nero e sensibile o forse semplicemente il loro essere abili cocchieri nel trascinarci per un attimo fuori dal torpore... quel che conta, comunque, è che a ciascuno spetti il suo ineffabile, fantastico, rapitore immaginario!
lMr. Pink
22:20 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |
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08/04/2008
mondilobotomizzati
Perchè i matti guardano in alto? Sembra guardino lontano, fissando un punto preciso a noi non noto; i matti sembrano guardare ad un mondo diverso, ad un mondo altro, visibile solo ad alcuni.
Il cinema ci ha spesso parlato di loro e dei loro occhi; il cinema ha reso visibile per noi il loro mondo e ci ha regalato nuovi sguardi.
Ancora adesso non so se Prot venisse o meno da un altro pianeta, o se McMurphy mi stesse simpatico perchè era pazzo o perchè non lo era. Ma credo che il punto non sia mai stato questo. Il confine tra ciò che è sano e ciò che non lo è, spesso è labile e assai arbitrario. Ciò che non riusciamo a capire ci spaventa. A volte non riusciamo nemmeno a intuire la sofferenza di chi vede un mondo che gli altri non vedono. I matti, imprigionati in altre dimensioni da loro stessi create, sono come alieni; per i matti, però, è il nostro mondo, incomprensibile ed estraneo, ad essere alieno. Lobotomizzare McMurphy equivale ad un furto: gli si ruba la possibilità di guardare un mondo diverso, di abitare quel microcosmo secondo leggi diverse. Si può sempre sostenere che è impossibile rubare ciò che non esiste, ma nel fondo dell'animo resterà sempre quel dubbio, quella sottile sensazione di aver commesso un errore; perchè i mondi alieni dei due protagonisti sembrano assai più umani del nostro e i loro occhi sembrano vedere assai meglio dei nostri.
Penso ancora che l'importante fosse guardare... per riuscire a vedere. Nel caso servisse, poi, un lavandino di marmo non lo si nega a nessuno.
lMr. White
22:05 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: k-pax, qualcuno volò sul nido del cuculo, mcmurphy, prot, pazzia, matti | OKNOtizie |
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23/03/2008
I due mondi di Königsberg
Il destino...regola tutto quanto? E' stato tutto gia scritto? Siamo parte di un romanzo frutto della psicologia di un ignoto autore che speriamo sia sano di mente?Oppure c'è una dinamica, gestita da qualche entità superiore, che bilancia positività e negatività a seconda delle azioni compiute in una specie di visione karmica?
Il saggio Woody sembra avere qualche dubbio; se lo sta domandando. Proprio come me.
Caro Woody, abbiamo qualcosa in comune.
Separo le sue diverse visioni in due mondi. I due mondi di Woody. Per farla sembrare più scientifica utilizzerò la sua reale identità: Allen Stewart Königsberg. Suona quasi come Heisenberg, vi pare?
In questo mondo vige la teoria della fortuna, del destino gia scritto e non modificabile. Non esiste una giustizia divina. Solo, di volta in volta, il regista legge il copione e decide come sarà la prossima scena. Potremo recitarla più volte, ma l'epilogo sarà sempre lo stesso. Solo, potremo recitare meglio; il copione non cambia.
Il secondo mondo di Königsberg.
In questa realtà alternativa, commesse determinate azioni, le conseguenze ci inseguono e ci raggiungono travolgendoci; la storia si scrive giorno per giorno.
Non abbiamo scampo fino all'estinzione del debito karmico. Una specie di visione dostoevskijana: ad un delitto corrisponde (e questo no, non si può cambiare) un sicuro e tremendo castigo.
Mi chiedo quale dei due mondi si avvicini di più alla verità, o almeno a quale dei due possiamo augurarci di appartenere. E' meglio cercare la propria fortuna o attendere passivamente che gli eventi accadano, confidando in un copione gia scritto?
lMr. Brown
18:35 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: woody, allen, matchpoint, sogni, delitti, rete, tennis | OKNOtizie |
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22/03/2008
Due minuti di buio
La vita ripresa in diretta, così com'è. Brutale e magnifica. La steadycam come un paio di occhi che vedono e registrano il tutto. L'immagine sfuocata, trasformata da una miopia che diventa esperienza collettiva. Nessun filtro, nessun trucco, se non quelli che la vita stessa si inventa per noi. Poi la musica, il solo elemento in grado di trasformare la realtà... e quelli sono gli unici momenti nei quali le macchine da presa diventano fisse. Quasi cento telecamere per riprendere i sogni, perchè per i sogni gli occhi non bastano.
La sequenza di Selma che va incontro alla morte, danzando nel buio, è una di quelle immagini che ti entrano dentro, come la lama di un coltello che ti squarcia la pelle, i tessuti e arriva, fredda ed estranea, fino alle viscere. Sono stato ferito e ho urlato. Non ho avuto tempo per dibattere attorno all'inviolabilità della vita umana, non ho avuto tempo per dissertare di filosofia morale, non ho avuto tempo per fare bella mostra di buoni sentimenti. Un minuto, forse due. Un minuto. Tutto qui. Un minuto per separare la vita dalla morte, un minuto per percorrere lo spazio che divide ciò che è da ciò che non sarà. Un minuto per raccontare l'assurdità di una vita che finisce, per denunciare l'assurdità della vita... e della morte.
La pena di morte è stata raccontata in molti film. Alcuni di questi sono film molto belli. Questi film, però, hanno avuto bisogno di una premessa, di uno svolgimento, di un colpo a sorpresa, di un finale e di una morale. Selma ha dovuto solo camminare, per un minuto, forse due.
lMr. White
20:50 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: bjork, selma, dancer in the dark, pena di morte | OKNOtizie |
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05/03/2008
Neurivisioni Algebriche

11:45 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: neurovisioni, cinema, rassegna, cineforum | OKNOtizie |
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29/02/2008
archi-tette
Le tette sono una gran cosa... e quando sei un pre-adolescente, pieno di curiosità e pruriti, le tette non sono solo un richiamo sessuale, un oggetto del desiderio, ma rappresentano, di per sé stesse, la donna, la sua sessualità, il suo mistero, sospeso tra due simbologie, quella della maternità e quella dell'erotismo carnale.
Negli anni '80 due donne e le loro tette hanno rappresentato gli archetipi di femminilità... la donna forte, androgina, che compete con il maschio ad armi pari, conservando, però, una sensibilità pulita e innocente... e la donna smaliziata, cosciente della propria femminilità, che usa ed abusa del proprio potere di seduzione...
Lady Oscar, cascata di capelli biondi, occhi grandi, fisico asciutto, inguainata in uniformi militari... le sue tette erano compresse da quegli abiti mascolini e per ammirarle occorreva arrivare all'ultima puntata, a quell'arrendersi al sentimento... la nudità era il compimento di un percorso d'amore e di riconoscimento e accettazione della propria identità... quelle tette le ho amate, con delicatezza e sincerità.
Fujiko, chioma castana, occhi da gatta, fisico prorompente, semi coperta da abitini maliziosi... le sue tette erano generose, come generoso era il suo mostrarle... le sue docce rimangono un cult... la nudità era un gioco esibito e naturale e in ogni puntata si poteva rubare un poco d'amore... quelle tette le ho amate, con golosità e passione.
Certo, erano tette di carta... ma quelle delle Winx sono di plastica.
lMr. White
12:40 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lady oscar, fujiko, margot, lupin, tette | OKNOtizie |
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26/02/2008
Morale autoptica
La scienza è la possibilità che l'uomo si è dato per comprendere sè stesso e il mondo. Nella lotta al crimine e al delitto si applica la scienza, analizzando i fatti e le variabili ad essi associate, formulando ipotesi e verificandole con metodo sperimentale, elaborando infine teorie e costruendo certezze, la cui solidità è inversamente proporzionale alla probabilità di una teoria uguale e contraria.
Le indagini condotte dalle unità di investigazione scientifica sono affascinanti ed inquietanti al tempo stesso. Grazie a CSI ho imparato che i tessuti sono composti di fibre catalogate e facilmente identificabili, che le vernici dei paraurti sono come impronte digitali dei veicoli, che le larve d'insetto collocano la scena di un delitto in un preciso recinto geografico, che le correnti di un golfo trasportano un corpo X da A a B in un tempo certo e calcolabile... CSI è la ragione che viviseziona il crimine, scomponendolo asetticamente nei suoi elementi primi.
Ciò che inquieta è il delirio parossistico nel quale l'elemento di prova diventa metafora significante del delitto. La scienza non si limita ad assicurare il colpevole alla giustizia, ma pretende di diventare essa stessa paradigma morale... il delitto non è più soltanto oggetto d'indagine ma campo d'applicazione per una nuova etica, non più basata sulla morale, ma sul valore della scienza, sull'oggettivazione del comportamento. Lo scienziato oltrepassa, così, il confine della sua tecnicalità ed assurge al ruolo di nuovo ministro del culto. La scienza diviene la nuova religione e i sacrifici umani non sono più offerta agli dei, ma messale per un nuovo rito catartico.
L'oppio dei popoli sarà analizzato al microscopio elettronico.
lMr. White
12:35 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: csi, grissom, delitto, scientifica, scienza, morale | OKNOtizie |
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16/02/2008
Napule è
neurovisione leggendaria... da thejackall
lMr. White
19:04 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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13/02/2008
L'eros è nudo
Un'emozione, un'immagine. Una passione, un'immagine. Un sentimento, un'immagine. La vita è un insieme di immagini delicate o potenti, vivide o sfuocate, in bianco e nero o a colori... la vita è immagine e l'immagine, a volte, è vita. Il cinema da sempre gioca con le emozioni, la passione e i sentimenti; gioca con le immagini... e gioca con la vita, traducendola in immagini.
Il sesso, l'eros e la passione erotica sono tra le immagini più vere e concrete; l'uomo è nudo, nel corpo e nell'anima; l'eros è dolcezza, attenzione, piacere, libido, estasi... ma è anche rabbia, violenza, meschinità, potere. L'eros è umano e divino. L'eros è straordinario attimo e banale quotidianità.
Non capisco come il cinema continui ad avere grosse difficoltà nel rendere l'immagine dell'eros. Da sempre si è preferito sublimare l'eros o annichilirlo, piuttosto che renderne visibile l'assoluta e splendida forza. Le pellicole ci rimandano immagini romantico-sentimentali, dove l'eros lo si può solo intuire, nascosto da ampi strati di ipocrita e irreale melassa, ci offrono un eros con corpi nudi sotto lenzuola di seta, corpi che hanno amplessi irrealmente lenti, dove la volontà di tradurre in immagine la poesia del momento, di fatto nasconde la realtà di orgasmi mimati... oppure ci propinano la pornografia, immagine anatomicamente esplicita ma non per questo meno falsa, ci propongono il sesso barzelletta, le giovannone coscialunga, parodie piccolo-borghesi per palati facili. Spesso non vi è traccia alcuna della verità del sesso. Spesso è un'immagine artefatta, incapace di rappresentare la grandezza dell'eros.
Vero è che il sesso è cosa intima e privata... così come è vero che le nudità del corpo e dell'anima liberano energie e costruiscono relazioni che non sempre sono facili da accettare, classificare e normalizzare. Ma anche la morte, la malattia, la maternità, i sentimenti sono cosa intima e privata... ma il cinema è stato capace, per questi temi, di creare immagini magnifiche, capaci di descrivere la vita, di essere vita.
In questi giorni tante sono le polemiche per la scena di sesso in "Caos Calmo"... non è la volontà di censura perbenista ad allarmarmi, ma l'incapacità di capire e accettare la forza dell'eros, in tutte le sue forme, l'incapacità di comprendere che l'eros non è istinto bestiale o estasi divina, ma entrambi... l'incapacità di godere di un'immagine che, una volta tanto, ci rimanda come in uno specchio la fotografia di ciò che siamo e di ciò che siamo capaci di fare. Impossibile non fare paragoni con l'amplesso di Marlon Brando e Maria Schneider. Sono passati trentasei anni da quell'ultimo tango a Parigi e nulla sembra cambiato.
La scena del burro è una delle poche immagini vere dell'eros... e della vita. Da allora non ho più potuto imburrare una tartina senza sentire un lungo brivido caldo.
lMr. White
17:05 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: ultimo tango a parigi, brando, burro, sesso, eros | OKNOtizie |
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04/02/2008
IFO: oggetti volanti identificanti
Erano gli anni ottanta, almeno per me, prima ero troppo piccolo.
Molte delle mie ore mattutine erano piacevolmente invase da fotogrammi raffiguranti macchine volanti, che evolvevano in parabole talvolta perfette, talvolta molto meno; ora riesco quasi ad identificare, dal tipo e dall'origine del volo, di quale storia stessimo parlando..
C'era il volo sfigato, destinato ai cattivi, causato quasi sempre da un'esplosione o da una pallottola di troppo.
Il volo finiva sempre male... veicoli accartocciati, che disegnano spirali nell'aria, consepevoli dell'imminente esplosione o chissà quale altra tragica fine. Nessuno però, ovviamente, si faceva mai del male. Roghi esagerati, esplosioni sovradimensionate e, al massimo, i superstiti ne uscivano doloranti e neri come spazzacamini, ma tutti rigorosamente integri; nel mentre il colonnello Smith già stava adorando i propri piani ben riusciti, tra i fumi dell'immancabile sigaro.
C'era poi il volo inverosimile, causato da chissà quale legge della fisica. Bastava un tastino, il turbo boost...e l'incredibile coppia che K.I.T.T. riusciva a scaricare a terra causava un volo che adesso, dopo un po' di anni, potrei quasi definire pindarico, fuorviante. L'atterraggio, ovviamente, dopo tanta meraviglia, non poteva che essere perfetto: nessun danno, e l'ostacolo impossibile era sempre superato. Quasi sempre, peraltro, si trattava di un camion di traverso sulla carreggiata...
Lo scopo era sempre (o quasi) seminare il nemico di sempre, lo sceriffo sfigato e sottomesso Rosco P.(??) Coltrane.L'origine del salto? Non esplosioni o inspiegabili forze, ma quasi sempre provvidenziali trampolini dislocati qua e la per il tracciato.
Si, perchè ad Hazzard di tracciato si trattava, nessuno girava per andare da qualche parte, ma solo per arrivare primo. L'epilogo sempre lo stesso: atterraggio plastico del Generale, ed il solito laghetto nel quale Rosco, insieme al suo inseparabile Flash, si faceva un gran bagno.
Il fedele Flash... che probabilmente si chiedeva cosa avesse fatto di male per non meritare una vita normale: una famiglia, una cuccia e neanche un inseguimento che si concludesse con un volo, tanta paura, ed un bagnetto non previsto.
lMr. Brown
02:45 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: hazzard, supercar, knight rider, dukes, a team, turbo, boost | OKNOtizie |
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03/02/2008
L'idolo ed il mentore
Courtney Cox e Mattew Perry un giorno partorirono Perry Cox. Si! E' davvero così.
Cox... i suoi monologhi sono energia pura, ingiurioso scherno, annichilimento della vittima. Tutta questa rabbia è la risultante di anni di subordinazione in campo militare. Non ci credete? E' la pura verità.
Sergente Red o'Neill, agente dell'FBI Ben Harp, California, capitano della Marina Hendrix. Solo per citarne alcuni.
Tutti ruoli interpretati nel tentativo di somigliare al suo idolo di sempre: il sergente Hartman; o almeno è questo quello che a me piace pensare. Inutile dire che ha fallito miseramente.
Il Sergente Maggiore Hartman. Parto malato della coppia Hasford-Kubrick. Così bravo nel forgiare strumenti di morte da riuscire nell'intento di creare il mostro perfetto: Palla di Lardo; il suo pupillo, quello che cattura la sua attenzione, la macchina di morte così perfetta da infierire direttamente sul proprio mentore, appena prima di completare l'opera uccidendo anche se stesso... oh..no... non è suicidio.
E' la macchina di morte che uccide l'uomo.

Si capisce quindi che il nostro Cox, uscito sconfitto da esercito, polizia, marina, servizi speciali, abbia deciso di studiare medicina e di cominciare la sua opera presso il Sacred Heart Hospital. Qui può vendicarsi, a suo modo. Ci riprova, a diventare Sergente Hartman. E ci riesce.
Come l'idolo di sempre, si accanisce contro il suo pupillo, per farne il medico perfetto, che guarirà lui e anche sé stesso. Era l'unico modo.
Un giorno l'idolo ed il mentore si incontreranno, ed i loro dialoghi saranno pura poesia.
l Mr. Brown
16:20 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: scrubs, mcginley, full metal jacket, hartman, neurovisioni | OKNOtizie |
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02/02/2008
Carnevale in maschera
La ricerca della giustizia e della libertà. La rivolta verso un sistema totalitario che ha ucciso l'anima dei propri cittadini. La rabbia e il bisogno di restituire la coscienza e la dignità alla propria nazione. Il progetto di abbattere il potere, demolendone i simboli ormai vuoti di qualsiasi significato. La necessità di guardare negli occhi la propria storia, di smascherarne gli orrori, per poter risorgere, morendo, a nuova vita.
V è un terrorista, un anarchico, un libertario, un eroe, un pazzo, un sognatore, un puro. V è ciò che ognuno di noi vuole che sia, ciò che abbiamo bisogno che sia, ciò che ci spaventa e ci attrae. La libertà ha un prezzo e non sempre è un prezzo facile da pagare.
V indossa una maschera... la maschera di Guy Fawkes, l'uomo che il 5 novembre 1605 tentò di far esplodere il Parlamento inglese e di uccidere Giacomo I. V indossa una maschera e quella maschera diventerà l'identità di una nazione intera, un'identità bugiarda, come lo sono tutte le maschere, ma non per questo meno vera e reale.
Quella maschera è un'immagine potente e intensa. Mi sono spesso chiesto da dove derivi tanta forza. Riguardando il film mi sono accorto di ciò che avevo avuto sempre davanti agli occhi: la maschera ride... ride perchè la verità è come una risata, che nasce spontanea, è contagiosa e inarrestabile. La verità, come la risata, smaschera il potere.
lMr. White
21:40 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: v, vendetta, guy fawkes, maschera, libertà | OKNOtizie |
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27/01/2008
il giorno della memoria

13:05 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: memoria, olocausto, la vita è bella | OKNOtizie |
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23/01/2008
The fog...
La nebbia è stata spesso utilizzata per creare ambientazioni horror, fino a trovare un ruolo da protagonista nel film “The Fog: nebbia assassina”.
E’ semplice ipotizzare il motivo dell’utilizzo di questo agente atmosferico: riduce la visibilità, aumenta la suspance, è inconsistente, non ha confini… in sintesi disorienta. Per questo trova naturale collocazione nelle atmosfere visive di chi vuole ridurre i confini nitidi del senso più rassicurante, la vista, che permette di dominare lo spazio… anche quello emotivo.
Ma la nebbia è anche altro… e come tutti i vincoli genera possibilità.
Solo chi abita a Milano e provincia può capire il senso profondo di questo agente atmosferico.... che ti riduce la visibilità a 10 metri e ti fa finalmente apprezzare e vedere con altri occhi la segnaletica stradale. Trasforma i tuoi riferimenti... dallo sguardo perso all'orizzonte di un nastro di asfalto a quello teso e concentrato su di una striscia bianca di vernice.
Produce incertezza adrenalinica, riduce il mondo al tuo spazio vitale e ti costringe a vivere quel "qui ed ora" che in altro modo non apprezzi, o per lo meno non perchè legato alla tua sopravvivenza.
E che dire dei famosi "banchi"? Mi basta leggere il cartellone luminoso in autostrada "attenzione banchi di nebbia" per suscitare in me nostalgia per il ricordo di quei metri di cecità autunnali che incontro dalle mie parti.
Nebbia! Basta il termine.... per evocare un ricordo nitido e unico, contaminato solo dal famigerato cane di Heidi, detenuto dal vecchio dell'Alpe, che a volte si sovrappone all'immagine a me più cara.
Che dire... la nebbia è parte di tutti e spesso è presente e si insinua dentro di noi, nel cervello.
l Mr Blonde
11:35 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: nebbia, the fog, neurovisioni | OKNOtizie |
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22/01/2008
Matrix
Neo si trovava davanti ad una scelta e le scelte, quelle importanti, non sono mai semplici.
Scegliere tra bene o male, tra giusto e sbagliato, è arduo ma, in quel caso, non è l’atto della scelta in sé ad essere difficile, quanto l’identificare in quale campo si posiziona ognuna delle due opzioni. In realtà la scelta non avviene tra due possibilità ma tra il valore che noi attribuiamo ad ognuna di esse.
La pillola rossa e la pillola blu, per Neo, costituiscono invece una vera scelta. Ognuna delle due possibilità contiene in sé un’ipotesi di futuro, con possibili vantaggi e certe rinunce. Non vi è una scelta giusta, ma una scelta possibile e Neo sa che scegliere vuol dire anche rinunciare a ciò che una delle due opzioni porta con sé, significa perdere definitivamente qualcosa e sa che ciò che guadagnerà non è assolutamente positivo e non è privo di perdite.
La vera scelta è la biforcazione delle strade; non ci si chiede di scegliere tra una vita buona ed una cattiva, ma ci si chiede quale vita vogliamo… e questa non è una risposta semplice.
Mentana quale pillola avrà scelto?
l Mr. White
16:00 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: neo, eletto, morpheus, matrix, pillola, neurovisioni | OKNOtizie |
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20/01/2008
Ricci, conigli... e coccinelle
Perplesso…
Ultimamente spopola in tv la pubblicità di una nota casa automobilistica, che associa alla propria auto di punta l’immagine della coccinella. Un’immagine particolare… che non sfrutta l’insetto per le sue caratteristiche doti, ma ne vìola l’intimità mostrandolo brutalmente in “camporella”. E’ vero… il termine camporella evoca la “macchina”, o almeno uno dei suoi possibili utilizzi...ma la coccinella?

Sono francamente sconvolto. Nella mia mente la coccinella è un simbolo di fortuna, quasi sacro, è l’unico insetto che, per definizione, se ti si posa addosso non schiacci con un colpo di mano né allontani con una mossa da maestro di biglie estive; solitamente la inviti a salire sul dito e, con delicatezza e un leggero soffio, la accompagni al volo.
Dai… lei è tipicamente legata ad un immagine femminile, delicata, al tal punto che anche i Sottotono, grezzi, capitananati dal geniale Tormento, grezzo, le hanno dedicato una canzone d’amore: “La mia coccinella” ... sei bella come una coccinella... non ti immagini neanche lontanamente il coccinello maschio e, soprattutto, non te lo immagini nell'atto di prendere da dietro la sua insetta. Che orrore... ha il cappotto rigido!
In tv lei impazza con numeri da circo, dietro vetri appannati e con la macchina che sobbalza. Non riuscivo a farmene una ragione perché lei, nel mio immaginario, è sempre stata inibita, poco socievole e rappresentante ufficiale della delicatezza… e poi? Poi, dalla camporella alla movida il passo è breve e me la ritrovo in discoteca, nella stessa macchina dove aveva consumato la sua passione, con un sacco di coccinelle eccitate, ammiccanti ed euforiche.... chiaramente un'orgia.
L’immagine mi confonde, saltano i riferimenti con i quali sono cresciuto, le convinzioni che mi accompagnano da sempre e crollano i miti… e allora penso: che fare della nuova e moderna immagine della coccinella nella DiscoMacchina?
... io faccio un salto in garage, prendo il bidone aspiratutto e le faccio continuare nel privè… un pò d'intimità... fino al prossimo cambio del filtro.
l Mr Blonde
22:10 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: coccinella, spot, peugeot, 207, disco, neurovisioni | OKNOtizie |
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19/01/2008
il giuramento d'Ipocrita... ovvero CARPE DIEM
Quando il giovane Neil, dopo aver recitato nella parte di Puck, si ritrova faccia a faccia con l'ira del padre, tutti noi abbiamo provato tenerezza per lui, ci siamo sentiti vicini ai sogni di quel giovane; sogni strappati e calpestati dall'adulto cinismo di un padre miope e autoritario. Il problema, mi era parso, era che il giovane, spinto dalle parole del suo professore di letteratura, sognava un futuro diverso, lontano dalle accademie e dalle professioni, lontano dal conformismo e da quell'adultità sentita come prigione. L'immagine che rimane impressa è quella del volto di Neil... un volto rassegnato, gli occhi che non riescono a trovare il coraggio che servirebbe, le mani nervose.
Neil sceglie il suicidio. Neil sceglie di fermare il suo tempo, di fermare quell'attimo fuggente. Il tempo dell'università in legge o medicina non arriverà mai, il tempo di una professione seria e rispettabile non arriverà mai, il tempo del suo ingresso, da persona adulta, nella società che i padri hanno preparato per lui non arriverà mai.
Gli anni passano e tutti noi, credendolo morto, abbiamo continuato a piangere per lui, per quel ragazzo diventato una sorta di bandiera triste. Neil è il sogno che non si spegne, non si piega, Neil è il Puck che ognuno di noi ha dentro di sè.
Invece... Neil si è iscritto a medicina, Neil fa il dottore, Neil ha proprio l'aria di un bravo ragazzo diventato quello che i suoi genitori speravano per lui, Neil è il prototipo dell'uomo borghese... matrimoni falliti e sindrome da Peter Pan compresa. Neil, diventato il dr. James Wilson a fianco di House, non sogna più.
La cosa più triste è scoprire che aveva ragione suo padre.
lMr. White
18:50 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: l'attimo fuggente, dr. house, robert sean leonard, puck | OKNOtizie |
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16/01/2008
Orrore quotidiano
Il film è Psycho. La scena è quella che tutti noi ricordiamo: la scena della doccia. Ora, non sono in discussione l'intensità della sequenza, né l'impatto simbolico ed il suo valore all'interno della sceneggiatura... ma una riflessione attanaglia la mia mente ormai da alcuni anni.
Senza quel telone in plastica, quel terribile telone in plastica, la carica drammatica dell'agguato rimarrebbe la stessa? Forse si, ma mentre guardavo quella scena non potevo fare a meno di pormi una domanda: il telo di plastica va messo all'interno o all'esterno della vasca? All'interno evita certamente quegli spiacevoli allagamenti sul pavimento del bagno, pericolosissimi quando, finita la doccia, si procede a tentoni alla ricerca di un accappatoio, ma, fatalmente, il telo ti si appiccica addosso, te lo ritrovi sotto un'ascella mentre lo insaponi credendolo parte della tua schiena. All'esterno godi di molta più libertà, ma metà dell'acqua utilizzata allaga inevitabilmente l'intero bagno, costringendoti all'utilizzo di una pompa idrovora per riparare ai danni.
Forse Janet Leigh gridava perchè Anthony Perkins era entrato in bagno con le scarpe e avrebbe sicuramento lasciato impronte su tutto il pavimento di casa.
l Mr. White
19:00 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: psycho, perkins, leigh, hitchcock, norman bates, doccia, neurovisioni | OKNOtizie |
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09/01/2008
Dimmi cosa guidi e ti dirò chi sei
Macchine e motori hanno da sempre un posto nell’iconografia cinematografica e delle serie tv; spesso relegate al ruolo di comprimarie, solo raramente riescono a prendersi la loro rivincita. Per riuscire ad assumere il ruolo di protagoniste le macchine sono costrette a possedere una vita propria… abitate da oscure presenze, dotate di parola e carattere, spesso parodia antropomorfa di vizi e virtù tutte umane, troppo umane.
L’attore, a quel punto, diventa un accessorio, quasi superfluo.
Ci sono però due macchine, a dir la verità una macchina ed un furgone, che in un qualche modo hanno contribuito alla creazione di un mito, divenendo miti anch’esse, senza però trasformarsi in caricature grottesche, ma assumendo un vero e proprio ruolo a fianco degli attori e rimanendo ciò che sono.
Una Dodge Charger del ’69, color arancione, portiere saldate e tanto di bandiera confederata sul tetto e un GMC del 1983, nero, portellone scorrevole e bande rosse sulle fiancate.

George Peppard salì sul furgone dell’A-Team a vent’anni di distanza dall’interpretazione del misterioso gigolò ammaliato dalla splendida Holly in “Colazione da Tiffany”; aveva qualche matrimonio fallito alle spalle e seri problemi di alcolismo.
John Schneider si catapultò nel Generale Lee a 18 anni, senza altra ricchezza se non la sua faccia da bravo ragazzo, faccia che si sporcò con della terra per sembrare più vecchio al provino per la serie “Dukes of Hazzard”.Per George il GMC nero ha rappresentato la rinascita, l’ancora di salvezza. Il furgone ha da sempre incarnato il sogno, tutto maschile, del viaggio con gli amici, della fuga da responsabilità ed errori, la possibilità di una vita diversa. Troppe occasioni mancate, troppi fallimenti… e saltare in corsa sul furgone sembrava la cosa migliore da fare.
Per John il Generale Lee è stata la macchina del “salto”, in tutti i sensi. John dovette frequentare una scuola di guida sportiva per interpretare il suo personaggio e la corsa della sua vita ha avuto le stesse folli curve che affrontava con la sua compagna arancione. È arrivato più volte nella top ten americana con i suoi dischi, ha organizzato un Telethon che ogni anno raccoglie milioni di dollari, è felicemente sposato e ora è il papà di un giovane Superman in una delle serie tv di maggior successo.
Senza quella macchina e quel furgone sicuramente il successo delle serie tv non sarebbe stato quello che conosciamo; forse anche le vite di George e John sarebbero state diverse. Forse il vero ruolo interpretato dalla Dodge e dal GMC non era quello sul set.
l Mr. White
08:00 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: hazzard, dukes, bo, luke, generale lee, a-team, hannibal | OKNOtizie |
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08/01/2008
Cre-azione
Cosa ne sarebbe stato di Mac Gyver senza il suo prezioso coltellino?
Estensione meccanica di una mente creativa al limite del paranormale, il coltellino multiuso è stato forse sottovalutato, incompreso, sacrificato alle esigenze di produzione dello showbusiness.
Il mito dell'uomo autosufficiente, del Robinson Crusoe, della sopravvivenza autarchica ha di fatto annichilito l'importanza del contributo garantito dal coltellino. Una protesi meccanica che, in ogni puntata, garantiva la realizzazione pratica dei piani di fuga più improbabili.
Il dilemma rimane. Certo l'uomo comune, anche in possesso del fatidico coltellino, difficilmente sarebbe in grado di elaborare ciò che Mc Gyver realizzava con la rapidità della produzione in serie... ma una mente, seppur geniale, riuscirebbe a dare corpo a ciò che immagina senza l'ausilio del prezioso strumento?
La creazione non è un fatto mentale, ma un atto pratico. Quanto di ciò che Mc Gyver immaginava era il prodotto autonomo di neuroni ipertrofici e quanto il risultato delle possibilità che il semplice possesso del famoso coltellino rendeva realizzabili?
Ora Mac Gyver viaggia tra pianeti lontani grazie allo Stargate. Chissà se ha ancora in tasca il coltellino.
l Mr. White
13:20 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: mac gyver, coltellino, stargate, neurovisioni | OKNOtizie |
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22/12/2007
Butterfly effect
Il bosco è magnifico, profondo all'imbrunire e io ho promesse da mantenere e miglia da percorrere, prima di dormire. Mi hai sentito Butterfly? Miglia da percorrere prima di dormire...
Questa la chiave di accesso al dono di Butterfly, la farfalla... tanto bella quanto leggera, impalpabile.
Chissà perchè ha voluto darle questo nome. Non me ne vogliate, ma me lo sono chiesto. La caldissima danza mi ha incollato allo schermo per tutta la sua durata e forse, come un fotogramma sparato per 1/3000 di secondo, ha sconvolto a mia insaputa buona parte dei miei neuroni.

Ho avuto voglia di lei, proprio come la Coca Cola di James. Subliminale. Mi ha sconvolto.
Arlene, Butterfly, la farfalla. Ecco perchè! E' per via del suo effetto.
Si dice che il suo battito d'ali sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo.
Il nostro Kurt indubbiamente deve esserne stato vittima, ed ha deciso di stringere la farfalla dentro la sua possente mano, affinchè il dono diventasse sacrificio, rimanendo drammaticamente unico.
l Mr. Brown
22:55 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: tarantino, butterfly, grindhouse, ferlito, neurovisioni | OKNOtizie |
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Giallo d'america
Fare il giardiniere è un mestiere come un altro, ma farlo all'interno della scuola elementare di Springfield non è da tutti. Forse è per questo che quando Matt Groening ha ideato il personaggio di Willie ha disegnato uno scozzese, barba e capelli rossi, dal fisico possente e dai modi grossolani. Willie è rozzo, aggressivo, è un eremita che rifugge da rapporti di amicizia o semplice vicinanza con le altre persone, è bizzarro, ma è anche dotato di un innato senso della giustizia e di una profonda eticità.
Forse tutto ciò corrisponde allo stereotipo dello scozzese visto con gli occhi dell'americano medio e, tutto sommato, l'irriverenza e l'ironia di una tale caratterizzazione sono perfettamente in linea con lo spirito che anima tutta la serie dei Simpson. Una cosa, però, non mi torna. Perchè nella versione italiana Willie è diventato sardo?
A prescindere dal fatto che, probabilmente, non è ipotizzabile nel mondo reale che un giardiniere sardo indossi il kilt (possiamo tranquillamente liquidarla come una licenza poetica), la questione interessante è quella di capire il motivo che ha spinto qualcuno ad attribuire le caratteristiche di Willie ad un sardo. Quale analogia è stata individuata, quale parallelismo possibile? I sardi, generalmente, non hanno i capelli rossi e, sempre generalizzando, non è che siano noti per la possanza del loro fisico. Resta solo una possibilità: la rozzezza, l'asprezza del carattere, la diffidenza per il resto del genere umano.
Non so voi, ma a me ricorda tanto il caso del ragazzo sardo, imputato per stupro, che è stato assolto da un giudice tedesco in quanto sardo, cosa che, di per sé, costituiva un'attenuante, vista l'arretratezza culturale e lo svantaggio sociale. Un pregiudizio, anche quando reca un vantaggio, rimane un pregiudizio. Mah...
Mi chiedo se a qualcuno sia mai venuto in mente di doppiare Willie in dialetto bergamasco. Da quelle parti qualsiasi riferimento alla Scozia viene accolto benissimo. Magari non ne avrebbero neanche colto l'ironia.
Ma anche questo è un pregiudizio.
l Mr. White
17:50 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: simpson, willie, giardiniere, groening, neurovisioni | OKNOtizie |
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19/12/2007
Senza parole... o quasi
Il mare, il sole, l'isola deserta, un uomo, una donna. L'immagine parla, come parlano i corpi. Per intere sequenze il dialogo sembra non necessario. Invece sono proprio le parole a dare vita alle immagini. L'immagine è una cornice, dentro la quale le parole, come pennellate di colore, disegnano una scena che all'immagine si contrappone con superbia, irriverenza e ironico divertimento.
C'è una parola, una tra tutte, che, da sola, è capace di ergersi ad immagine tra le immagini; una parola che è chiave di volta e pietra angolare. Il mare tiene lontano e avvicina, il sole scalda e brucia, l'isola esilia e accoglie... e l'uomo e la donna si attorcigliano in una spirale che non permette mai di stabilire chi comandi e chi sia comandato, chi detenga realmente il potere o chi dal potere sia dolcemente dominato.
Una danza d'immagini. Una danza di parole. Fino al cambio di ritmo, quando una parola, una tra tante, d'improvviso non scioglie il turbinio e mostra, con maliziosa impudenza, che in amore la sottomissione è solo un punto di vista e l'uomo e la donna non sono altro che immagini, archetipi di genere. L'eros è primordiale, il resto è sovrastruttura.
Ricordo la scena, i colori; ricordo l'inquadratura... e ricordo la parola.
Per i due naufraghi amanti quell'unica parola ha rappresentato ciò che inevitabilmente li univa e fatalmente li allontanava. Non mi chiedete qual'è la parola; quella è la mia parola, la mia immagine. Le relazioni possono nascere sulle parole. Le parole ci permettono di descrivere le immagini, di raccontare storie e di raccontarci. Io vi ho raccontato di me, attraverso un'immagine fatta di parole.
l Mr. White
11:35 Scritto da: neurovisioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: giannini, melato, wertmuller, bottana industriale, neurovisioni | OKNOtizie |
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