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16/06/2008
"Io sono l'uomo magico. Il Babbo Natale del subconscio" (Lenny Nero)
Quanto tempo è passato dall'ultima volta che il mio video-vintage-registratore samsung ha donato i suoi cigolanti e straziati ingranaggi all'ennesima riproduzione di Strange Days?
Abbastanza da far scendere la febbre d'amore per Lenny Nero? Per il suo sguardo stralunato e coraggioso da loser futuristico, da romantico disperato ma non troppo, da eroe psichedelico che tra spaccio di droga virtuale e caccia a un serial killer psicopatico fa il possibile per salvarsi la pelle e l'impossibile per salvare una donna e quel che resta del loro amore? No, a pensarci bene no.
"I ricordi sono fatti per svanire Lenny!" dice giustamente la voce della coscienza dell'intera storia, la dolce e coraggiosa Mace, interpretata da una Angela Basset in forma smagliante. E infatti nella mia mente personaggi ed episodi si sovrappongono, buoni e cattivi si confondono, musiche ed immagini non riescono a fondersi poeticamente come durante lo scorrere ordinato del nastro consunto intorno ai perni samsung che tante serate solinghe hanno allietato; ma vivida e travolgente rimane la figura di un paladino distopico dei tempi moderni nella sua disarmante capacità di rendere straordinaria la scena più ordinaria impressa su una pellicola: tenere tra le mani un dischetto da computer o tenere il telefono tra spalla e orecchio intengendo frettolosamente il dito nel sugo di una pizza abbandonata e usarne a mò di inchiostro per scrivere la parola chiave di una qualche scena successiva.
Cosa fa grande un film? Forse basta l'ormone impazzito di una ragazzetta a caccia di poster da cameretta, ma non è un caso che il film sia stato girato da una delle donne più capaci dell'olimpo patinato hollywoodiano: la visionaria Katherine Bigelow, quella di Point break o Blue steel per dirne due. Una che sa raccontare storie intrise di adrenalina e mistero ma intessute di raffinate trame emotive.
Godetevi questo movie-cult se ancora non è nella vostra videoteca cerebrale e poi venite a riguardarlo e riguardarlo e rigaurdarlo con Mr Blue
17:35
Scritto da : neurovisioni
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08/06/2008
Tempi moderni
Le fotografie fermano gli istanti, inchiodano uno sguardo sulla pellicola e consegnano al mondo un'immagine, perchè il mondo ci si possa riconoscere, perchè possa fermarsi a riflettere o, semplicemente, a guardare.
Le fotografie, alcune in particolare, non trasmettono solo emozioni, ma sono capaci di rappresentare, con quell'unico scatto, un momento che vale per l'intero trascorrere del tempo, un luogo che vale per ogni possible latitudine, un fatto che vale per l'intera esperienza umana. Alcune foto non raccontano la storia.... sono la storia.
Questa foto, scattata da Robert Capa nel 1936, ritrae la morte di un miliziano durante la guerra civile spagnola. Alcuni ritengono che si tratti di un falso, di una foto costruita. A prescindere dal fatto che lo stesso Capa era un "falso", un personaggio inventato da Endre Friedman, l'eventuale artificialità della foto nulla toglie alla capacità di rappresentare la morte in battaglia, una morte per tutte le morti, una guerra per tutte le guerre. La foto ebbe un impatto fortissimo sul pubblico e, con il tempo, da rappresentazione del reale è divenuta essa stessa realtà.
Questa foto, scattata il 14 maggio 1977 a Milano, ritrae Giuseppe Memeo durante gli scontri seguiti ad una manifestazione per l'uccisione di Giorgiana Masi. Nel conflitto a fuoco con le forze dell'ordine fu ucciso l'agente Antonio Custra. Anche se gli spari di Memeo furono ininfluenti per quella morte, la foto del giovane di Autonomia operaia con la calibro 22 divenne il manifesto di un'epoca; da racconto di una tragedia a racconto di sé stessa.
A volte non è solo la pellicola ad impressionarsi.
lMr. White
00:05
Scritto da : neurovisioni
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05/06/2008
PENSIERI E PAROLE di Dexter
Sapevo che prima o poi avresti sbagliato
sapevo che il tuo codice avrebbe interrotto per un istante il suo sviluppo perfetto
il tuo giudizio sarebbe stato ottenebrato da un particolare travisato
e la tua lama avrebbe ordinatamente straziato carne innocente e disperata
Ma ora che il colpo è alto sopra la mia testa di me rimane solo impotente disperazione
La mia innocenza giace inutile sottofono al fragore minaccioso dei tuoi Pensieri e alla potenza deviata delle tue Parole.
Muoio vinta e tormentata
"Che ne sai di un istinto che montava
e soltanto nel buio trionfava
e di un errore fatale
che ne sai
e di un mondo dove regna la follia
e di un codice per fuggire via
che ne sai della mia malattia
che ne sai
12:30
Scritto da : neurovisioni
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04/06/2008
9% di poesia...

Ci sono immagini che non necessitano di didascalia…
sono quelle evocative, poetiche e “intime”, che sorprendentemente si sottraggono al rapporto significante-significato e trascendono, vanno oltre e promuovono una trasmutazione dello sguardo che apre alle possibilità visive dell’immaginale.
Questa immagine è una di quelle… Il Billy non è più un succo di frutta nè una bevanda al gusto frutta! Non è nè più, nè meno… è altro. E’ l’immagine e l’immaginario della mia infanzia, è ricordo e letizia, “dolce” compagno della spensieratezza e del gioco delle relazioni “elementari “.
Perché è la ricerca dell’elementare che ci fa tornare in contatto con le origini e l’humus dell’esistenza. Ricordo il suo sapore chimico e annacquato, che riusciva a colpire solo un recettore per convincerlo di quel 9% di arancia… fiducia e disincanto di una generazione di infanti e non solo.
Perchè lo faceva con tale delicatezza che nessuno, neanche il genitore più attento, si è mai posto il problema di quel restante ed indefinito 91% che ognuno ha relegato al più profondo contatto con il mistero della vita.
Perché non era solo una bevanda, era un compagno fedele di ogni merenda e intervallo scolastico, sempre presente, senza autorizzazione firmata, ad ogni gita e su ogni pullman, pronto per essere disseminato, vuoto del suo elisir, nei cestini di ogni città e luogo sfiorato.
Pochi eletti lo potevano riporre nella fondina della famosa cintura porta billy, per poi estrarlo con destrezza e colpire il palato… con lo sguardo assorto, pronto per l’incontro con quello di un compagno per un “mezzogiorno di gioco”.
Quella del famoso brik è un’immagine che trascende il senso, che in me risuona melodiosa e infante, distante dalla simbologia che ci accompagna e pervade… Non è solo l’immagine di una stagione della vita, non si esaurisce in un nesso logico come il “palloncino rosso” nelle mani di IT che simboleggia la fanciullezza con i suoi fantasmi e le sue paure… sono convinto che se il famigerato pagliaccio avesse tenuto in mano un billy il film sarebbe mutato e la paura trasformata nella gioia di una bevuta comunitaria, magari in gita verso il mondo oscuro di Stephen King.
Le immagini hanno vita e potere di trasformazione, se abbandoniamo lo sguardo osservatore e frontale per lasciarci trascinare nel loro mondo senza guida nè riferimenti, come persi nell’idea di nuove visuali. Forse esagero, forse, anzi sicuramente, sono un neuro visionario…
...ma una visione accompagna il finale di questo post… quella di chi nel nome porta già un segno… quella del giovanissimo Ku(brick) in gita con la scuola, schivo e solitario, che scruta curioso dal finestrino del pullman immaginando mondi possibili, mentre sorseggia un Billy e si fa sfiorare dal nesso tra il 9% di ARANCIA CHIMICA che lo disseta e l’origine visionaria dell’ARANCIA MECCANICA che lo farà entrare in contatto con il mito.
lMr Blonde
19:15
Scritto da : neurovisioni
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03/06/2008
A Company Making Everything
Dove diavolo è la sede legale della ACME? Dove sono i negozi e i magazzini?

Di sicuro si sa solo che la ACME vende per corrispondenza. Wile E Coyote è forse l'unico loro cliente? Hanno un reparto progettazione davvero invidiabile, ma il loro responsabile marketing è un disastro. Se hanno scelto Wile come loro testimonial qualcuno dovrebbe avvertirli che sono ormai anni che i loro prodotti hanno una resa catastrofica in mondovisione. Certo, probabilmente la colpa è tutta del coyote, che evidentemente non brilla per capacità realizzativa. Sicuramente il problema è nell'assemblaggio... però non è che la ACME ci faccia comunque questa gran bella figura.
Sono convinto, però, che mi sfugga qualcosa. Forse alla ACME non interessano i profitti e nemmeno le quote di mercato. Forse il punto non è e non è mai stato quello di pubblicizzare i loro prodotti, né quello di attrarre potenziali clienti.
Forse alla ACME hanno capito tutto. Il divertimento è tutto nel desiderio, nell'attesa, nei preparativi. Un obiettivo raggiunto non ha più lo stesso sapore di quando era solamente un'intuizione, una possibilità. Un obiettivo raggiunto apre, inevitabilmente, ad un nuovo e più grande obiettivo. Allora, forse, è meglio continuare la rincorsa... alla ricerca di quell'unico e sfuggente obiettivo che, rimanendo tale, conserva intatto tutto il suo valore. Alla ACME non costruiscono progetti... ma sogni.
lMr. White
19:50
Scritto da : neurovisioni
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