NeuroVisioni

“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser… e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.”

Noi, invece, abbiamo rivisto cose…

Buona neurovisione a tutti.

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Amore e oblio

Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio.

Questi i versi da cui è tratto il titolo originale del capolavoro di Michel Gondry… infinita letizia della mente candida… eternal sunshine of the spotless mind.6bb3d33412341622f1516a6c513fda4d.jpg
Da quando, tempo fa, vidi Kate e Jim incontrarsi di nuovo-per la prima volta, a bordo di un vagone ferroviario, mi chiedo spesso, maledicendolo, chi sia stato il colpevole del disgraziato nome con il quale il film è stato distribuito nelle nostre sale, presentandosi come l’insieme di innumerevoli clichè sui film cazzatamoreodio-tidisprezzomatiprendo.
La prima volta che ne ho sentito parlare, non lo nego, ho pensato subito a Hugh Grant, o al massimo a Tom Hanks. Oggi, dopo l’ennesima visione, mi sento di voler concedere, per un attimo, la redenzione a chi ha commesso un così scellerato atto. Almeno, se me lo concedete, voglio dargli una possibilità.
L’amore. Il desiderio. Una storia molto importante, si fonde con il mio dna e diventa parte di me stesso. Il dolore, altrettanto forte ed eradicato, che questo amore genera nella sua fase di agonia, mi spinge a voler dimenticare. Codardo. L’oblio… liberarsi dal carico del passato.
La macchina dell’oblio ha eseguito il proprio compito, ma non è infallibile..si deve per forza scontrare con la legge del caso e con la forza di quel legame tanto forte.
Rivivo la mia storia-bis. La paura del dolore mi aveva costretto a cancellare questa parte di me stesso, che però è tornata, prepotente, incosapevole! Il parto ha procurato forte dolore, la dura lotta contro la macchina mi ha sfinito. Sono sfuggito al controllo, mi hanno cercato ovunque, ma non mi hanno trovato. Alla fine le due anime si sono ricongiunte! Rivivo tutto. Non ricordo niente.
Eternal sunshine of the spotless mind avrebbe lasciato aperto un varco. Il mio percorso verso la sala del cinema sarebbe stato indotto dal ricordo passato di qualche pellicola fantastica. Il mio forte amore, la parte di me stesso. Quel titolo assurdo, invece, ha fatto in modo che l’incontro sia stato del tutto casuale; ho preso quel treno, e ci siamo seduti accanto, sullo stesso vagone.
Ho incontrato di nuovo il mio amore, ma ancora non sapevo nulla.

Mr.Brown

Maestri animati…

2056a17067c5f96f0eeea5fb41c4c9c6.jpgUna generazione… la mia generazione… è fondamentalmente inquieta, estremamente sensibile, sicuramente perdente e perduta… nell’animo.

“Le colpe dei padri” o la “lezione dei maestri”?

Che dire se non qualcosa di superfluo, i padri si sa, non sono mai certi, perché mai dovrebbero esserlo le loro colpe… i maestri si sa, anche loro non sono mai certi, sempre più precari, perché mai dovrebbero esserlo le loro lezioni…

Colpe e lezioni di “cartone” quindi… senz’ anima….

Quanti pensieri e pesantezze per rintracciare le origini di un malessere generazionale…

Poi, come spesso accade, una sera noiosa, uno zapping di troppo… e mi appare su di una rete locale “L’ape Magà'”, ed ecco l’illuminazione e la risposta: cartone e anima si incontrano nell’era dei padri e illuminano con lezioni sublimi, accompagnando una generazione intera… cartoni animati! Mentori… maestri animati.

La nostra generazione è stata segnata da un imprinting anomalo e solitamente giapponese, è cresciuta seguendo le vicende di una serie di personaggi multiproblematici. Ad iniziare dal “re”, il bambino più sfigato della terra: Remì, che riesce in un viaggio alla ricerca della mamma a perdere uno dopo l’altro tutti i suoi  compagni. Nella stessa categoria Heidi, Candy Candy, Pelin, Rocki Joe e il più controverso Ciobin, una nocciolina che affronta mille avversità per ritrovare la mamma dalle sembianze umane.
Tra i più valorosi e forti un’altra moltitudine di problemi esistenziali, da Sam il ragazzo del west, orfano e adottato da una banda di fuorilegge,  l’uomo tigre proveniente da un orfanotrofio e allevato da famigerati lottatori, a Roki Joe, pugile orfano dal passato oscuro e triste. Molti di loro si sono dedicati alla Walkie race, una corsa automobilistica  aperta a quei personaggi che possono solo correre nella vita, per sfuggire a loro stessi e cercare un senso alle loro stranezze… perché se vivi con un orso che gonfia palloni, con un gemello cavernicolo o consapevole che l’unico che ti asseconda è un cane muto che ride delle tue disgrazie… non hai molte speranze.
A sto giro non si sono salvati neanche insetti e animali, non c’è stata ape senza una vita travagliata ne cagnolino non perseguitato dalle sfighe più nere, come Spank, un cane dalla testa quadrata con una lacrima sempre pronta a spuntare come un gavettone dal suo occhio sinistro, per poi riuscire a gioire per un non nulla… schizofrenico.
Maestri animati!… con questo bagaglio di esempi e ricordi non fatico a credere che sia rimasto nella nostra generazione un alone di nostalgia e inquietudine….
Per la generazione successiva sono arrivati invece i miti dello sport, i super eroi, gente vincente, sportivi, bellocci e moderni, con altro piglio e portatori di speranza.

Ma io, come tanti, continuo a preferire i miei eroi sfigati…… e se dovessi scegliere dei “maestri animati” sceglierei sempre loro, con le loro debolezze e quella malinconia che con tanta delicatezza sono riusciti a trasmettere ad un’intera generazione.

In fondo siamo un po’ tutti Ciobin…. con l’invasato di turno che urla “il mondo è mio” saltelliamo qua e la alla ricerca di qualcosa….
Sicuramente in questo post avrò sbagliato i loro nomi, ma sono più vive in me le immagini e devo finalmente ammetterlo, la voglia di mangiare prima o poi una di quelle pagnotte che Petar smezzava sempre con Heidi e che da bambino mi facevano inginocchiare davanti alla tv per essere compreso nella spartizione e ritrovare così il senso profondo e mistico del… “Dacci oggi il nostro pane quotidiano…”.

Mr.Blond

 

Stairway to heaven

Una mamma che spinge la carrozzina; un bambino che dorme sereno, protetto, da quel piccolo e morbido guscio montato sulle quattro ruote e dall’amore della sua mamma; una carrozzina, primo veicolo per il neonato che si affaccia al mondo e alla vita. Un’istantanea, esterno giorno, ritratto di famiglia.

Ma la vita è cosa assai complicata e capita di ritrovarsi ad Odessa, nel bel mezzo di una rivolta popolare, stretti tra un gruppo di ammutinati e l’esercito zarista, o a Chicago, alla Central Station, mentre due agenti speciali sono all’inseguimento di un contabile della mafia. Capita che il tutto sia ulteriormente complicato dalla presenza di una scalinata, metafora ed essenza della vita stessa, di una via a gradini, siano essi percorsi a scendere o a salire. E la carrozzina, prolungamento meccanico dell’utero materno, non è più sufficiente a proteggere il bambino dal ruggito dei fatti del mondo. La carrozzina diviene una piccola e inutile scialuppa di salvataggio, in balia delle onde di un mare tempestoso.870632ae70c6768c0cba71a6b2b1664d.jpg

Lungo i gradini della scalinata di Odessa si consumano la tragedia collettiva di un popolo e quella personale di un bambino. Alla stazione di Chicago, invece, la tragedia è appena sfiorata. In entrambi i casi il dramma corre lungo le ruote di quelle carrozzine, lungo i gradini di quelle scale. Le madri muoiono o assistono impotenti alla nuova lacerazione del cordone ombelicale che le lega ai loro figli. Le carrozzine, ormai fuori controllo, non proteggono più nulla, sono proiettili in balia del fato, che trasportano il loro carico inconsapevole verso la fine della scala e della vita.

1adc82afc7f383fb6d3046ce73ff1cb6.jpgIl passaggio dall’originale alla sua citazione non modifica il ruolo della carrozzina… ciò che cambia è l’intervento umano; la mano dell’eroe frena un destino che sembra ineluttabile, fermando le ruote impazzite. Restano i gradini, in entrambi i film… perchè resta la vita, con le sue discese e le sue salite.

Solo Fantozzi riesce ad aggiungere dramma al dramma. Dopo essere rovinato lungo le scale a bordo della sua carrozzina, come un novello cristo proletario ripercorre in salita i gradini del proprio Golgota, portando in spalla la carrozzina come una croce. Ma si sa… non siamo russi nè americani.

lMr. White

Tempi moderni

Le fotografie fermano gli istanti, inchiodano uno sguardo sulla pellicola e consegnano al mondo un’immagine, perchè il mondo ci si possa riconoscere, perchè possa fermarsi a riflettere o, semplicemente, a guardare. 0be3e1d09f9f65c24665633e082328c3.jpgLe fotografie, alcune in particolare, non trasmettono solo emozioni, ma sono capaci di rappresentare, con quell’unico scatto, un momento che vale per l’intero trascorrere del tempo, un luogo che vale per ogni possible latitudine, un fatto che vale per l’intera esperienza umana. Alcune foto non raccontano la storia…. sono la storia.

Questa foto, scattata da Robert Capa nel 1936, ritrae la morte di un miliziano durante la guerra civile spagnola. Alcuni ritengono che si tratti di un falso, di una foto costruita. A prescindere dal fatto che lo stesso Capa era un “falso”, un personaggio inventato da Endre Friedman, l’eventuale artificialità della foto nulla toglie alla capacità di rappresentare la morte in battaglia, una morte per tutte le morti, una guerra per tutte le guerre. La foto ebbe un impatto fortissimo sul pubblico e, con il tempo, da rappresentazione del reale è divenuta essa stessa realtà.

d57fb991a4777f8ff5dc244ec92bfe7c.jpgQuesta foto, scattata il 14 maggio 1977 a Milano, ritrae Giuseppe Memeo durante gli scontri seguiti ad una manifestazione per l’uccisione di Giorgiana Masi. Nel conflitto a fuoco con le forze dell’ordine fu ucciso l’agente Antonio Custra. Anche se gli spari di Memeo furono ininfluenti per quella morte, la foto del giovane di Autonomia operaia con la calibro 22 divenne il manifesto di un’epoca; da racconto di una tragedia a racconto di sé stessa.

A volte non è solo la pellicola ad impressionarsi. 

lMr. White

PENSIERI E PAROLE di Dexter

f032ac1964ba2ed3e414813e416c418b.jpgSapevo che prima o poi avresti sbagliato
sapevo che il tuo codice avrebbe interrotto per un istante il suo sviluppo perfetto
il tuo giudizio sarebbe stato ottenebrato da un particolare travisato
e la tua lama avrebbe ordinatamente straziato carne innocente e disperata
Ma ora che il colpo è alto sopra la mia testa di me rimane solo impotente disperazione
La mia innocenza giace inutile sottofono al fragore minaccioso dei tuoi Pensieri e alla potenza deviata delle tue Parole.
Muoio vinta e tormentata

“Che ne sai di un istinto che montava
e soltanto nel buio trionfava
e di un errore fatale
che ne sai 
e di un mondo dove regna la follia
e di un codice per fuggire via
che ne sai della mia malattia
che ne sai

conosci me
la mia realta’
tu sai che oggi morirei per onesta’
conosci me
il nome mio
tu sola sai s’e’ vero o no
che credo in dio

che ne sai tu di un padre sovrano
poesia di un’amore profano
la paura d’esser preso per mano che ne sai
l’amore mio
e’ roccia ormai
e sfida il senso e si dà allo scempio
e tu lo sai
si tu lo sai

davanti a me
non c’e’ più vita
la nostra
e’ gia’ finita
niente più notti
niente più
giorni
cara ora verrò con te

davanti a te
ci sono io
ma solo e vuoto
niente più notti
niente più
giorni
cara non odiarmi se puoi

conosci me
quel che darei
perche’ negli altri ritrovassi
gli occhi miei
davanti a me
non c’e’ più vita
la nostra
e’ gia’ finita
niente più notti
niente più
giorni
cara non odiarmi se puoi

che ne sai di un ragazzo che sperava
che parlava e niente sapeva
eppur quel che diceva chissa’ perche’
chissa’ adesso e’ verita’

davanti a me
non c’e’ più vita
la nostra
e’ gia’ finita
niente più notti
niente più
giorni
cara non odiarmi se puoi”

lMr Blue

9% di poesia…

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Ci sono immagini che non necessitano di didascalia…

sono quelle evocative, poetiche e “intime”, che sorprendentemente si sottraggono al rapporto significante-significato e trascendono, vanno oltre e promuovono una trasmutazione dello sguardo che apre alle possibilità visive dell’immaginale.

Questa immagine è una di quelle… Il Billy non è più un succo di frutta nè una bevanda al gusto frutta! Non è nè più, nè meno… è altro. E’ l’immagine e l’immaginario della mia infanzia, è ricordo e letizia, “dolce” compagno della spensieratezza e del gioco delle relazioni “elementari “.

Perché è la ricerca dell’elementare che ci fa tornare in contatto con le origini e l’humus dell’esistenza. Ricordo il suo sapore chimico e annacquato, che riusciva a colpire solo un recettore per convincerlo di quel 9% di arancia… fiducia e disincanto di una generazione di infanti e non solo.

Perchè lo faceva con tale delicatezza che nessuno, neanche il genitore più attento, si è mai posto il problema di quel restante ed indefinito 91% che ognuno ha relegato al più profondo contatto con il mistero della vita.

Perché non era solo una bevanda, era un compagno fedele di ogni merenda e intervallo scolastico, sempre presente, senza autorizzazione firmata, ad ogni gita e su ogni pullman, pronto per essere disseminato, vuoto del suo elisir, nei cestini di ogni città e luogo sfiorato.

Pochi eletti lo potevano riporre nella fondina della famosa cintura porta billy, per poi estrarlo con destrezza e colpire il palato… con lo sguardo assorto, pronto per l’incontro con quello di un compagno per un “mezzogiorno di gioco”.

Quella del famoso brik è un’immagine che trascende il senso, che in me risuona melodiosa e infante, distante dalla simbologia che ci accompagna e pervade… Non è solo l’immagine di una stagione della vita, non si esaurisce in un nesso logico come il “palloncino rosso” nelle mani di IT che simboleggia la fanciullezza con i suoi fantasmi e le sue paure… sono convinto che se il famigerato pagliaccio avesse tenuto in mano un billy il film sarebbe mutato e la paura trasformata nella gioia di una bevuta comunitaria, magari in gita verso il mondo oscuro di Stephen King.

Le immagini hanno vita e potere di trasformazione, se abbandoniamo lo sguardo osservatore e frontale per lasciarci trascinare nel loro mondo senza guida nè riferimenti, come persi nell’idea di nuove visuali. Forse esagero, forse, anzi sicuramente, sono un neuro visionario…

…ma una visione accompagna il finale di questo post… quella di chi nel nome porta già un segno… quella del giovanissimo Ku(brick) in gita con la scuola, schivo e solitario, che scruta curioso dal finestrino del pullman immaginando mondi possibili, mentre sorseggia un Billy e si fa sfiorare dal nesso tra il 9% di ARANCIA CHIMICA che lo disseta e l’origine visionaria dell’ARANCIA MECCANICA che lo farà entrare in contatto con il mito.

lMr Blonde

A Company Making Everything

Dove diavolo è la sede legale della ACME? Dove sono i negozi e i magazzini?

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Di sicuro si sa solo che la ACME vende per corrispondenza. Wile E Coyote è forse l’unico loro cliente? Hanno un reparto progettazione davvero invidiabile, ma il loro responsabile marketing è un disastro. Se hanno scelto Wile come loro testimonial qualcuno dovrebbe avvertirli che sono ormai anni che i loro prodotti hanno una resa catastrofica in mondovisione. Certo, probabilmente la colpa è tutta del coyote, che evidentemente non brilla per capacità realizzativa. Sicuramente il problema è nell’assemblaggio… però non è che la ACME ci faccia comunque questa gran bella figura.

Sono convinto, però, che mi sfugga qualcosa. Forse alla ACME non interessano i profitti e nemmeno le quote di mercato. Forse il punto non è e non è mai stato quello di pubblicizzare i loro prodotti, né quello di attrarre potenziali clienti.

Forse alla ACME hanno capito tutto. Il divertimento è tutto nel desiderio, nell’attesa, nei preparativi. Un obiettivo raggiunto non ha più lo stesso sapore di quando era solamente un’intuizione, una possibilità. Un obiettivo raggiunto apre, inevitabilmente, ad un nuovo e più grande obiettivo. Allora, forse, è meglio continuare la rincorsa… alla ricerca di quell’unico e sfuggente obiettivo che, rimanendo tale, conserva intatto tutto il suo valore.                          Alla ACME non costruiscono progetti… ma sogni.

lMr. White