Tempi moderni

Le fotografie fermano gli istanti, inchiodano uno sguardo sulla pellicola e consegnano al mondo un’immagine, perchè il mondo ci si possa riconoscere, perchè possa fermarsi a riflettere o, semplicemente, a guardare. 0be3e1d09f9f65c24665633e082328c3.jpgLe fotografie, alcune in particolare, non trasmettono solo emozioni, ma sono capaci di rappresentare, con quell’unico scatto, un momento che vale per l’intero trascorrere del tempo, un luogo che vale per ogni possible latitudine, un fatto che vale per l’intera esperienza umana. Alcune foto non raccontano la storia…. sono la storia.

Questa foto, scattata da Robert Capa nel 1936, ritrae la morte di un miliziano durante la guerra civile spagnola. Alcuni ritengono che si tratti di un falso, di una foto costruita. A prescindere dal fatto che lo stesso Capa era un “falso”, un personaggio inventato da Endre Friedman, l’eventuale artificialità della foto nulla toglie alla capacità di rappresentare la morte in battaglia, una morte per tutte le morti, una guerra per tutte le guerre. La foto ebbe un impatto fortissimo sul pubblico e, con il tempo, da rappresentazione del reale è divenuta essa stessa realtà.

d57fb991a4777f8ff5dc244ec92bfe7c.jpgQuesta foto, scattata il 14 maggio 1977 a Milano, ritrae Giuseppe Memeo durante gli scontri seguiti ad una manifestazione per l’uccisione di Giorgiana Masi. Nel conflitto a fuoco con le forze dell’ordine fu ucciso l’agente Antonio Custra. Anche se gli spari di Memeo furono ininfluenti per quella morte, la foto del giovane di Autonomia operaia con la calibro 22 divenne il manifesto di un’epoca; da racconto di una tragedia a racconto di sé stessa.

A volte non è solo la pellicola ad impressionarsi. 

lMr. White

PENSIERI E PAROLE di Dexter

f032ac1964ba2ed3e414813e416c418b.jpgSapevo che prima o poi avresti sbagliato
sapevo che il tuo codice avrebbe interrotto per un istante il suo sviluppo perfetto
il tuo giudizio sarebbe stato ottenebrato da un particolare travisato
e la tua lama avrebbe ordinatamente straziato carne innocente e disperata
Ma ora che il colpo è alto sopra la mia testa di me rimane solo impotente disperazione
La mia innocenza giace inutile sottofono al fragore minaccioso dei tuoi Pensieri e alla potenza deviata delle tue Parole.
Muoio vinta e tormentata

“Che ne sai di un istinto che montava
e soltanto nel buio trionfava
e di un errore fatale
che ne sai 
e di un mondo dove regna la follia
e di un codice per fuggire via
che ne sai della mia malattia
che ne sai

conosci me
la mia realta’
tu sai che oggi morirei per onesta’
conosci me
il nome mio
tu sola sai s’e’ vero o no
che credo in dio

che ne sai tu di un padre sovrano
poesia di un’amore profano
la paura d’esser preso per mano che ne sai
l’amore mio
e’ roccia ormai
e sfida il senso e si dà allo scempio
e tu lo sai
si tu lo sai

davanti a me
non c’e’ più vita
la nostra
e’ gia’ finita
niente più notti
niente più
giorni
cara ora verrò con te

davanti a te
ci sono io
ma solo e vuoto
niente più notti
niente più
giorni
cara non odiarmi se puoi

conosci me
quel che darei
perche’ negli altri ritrovassi
gli occhi miei
davanti a me
non c’e’ più vita
la nostra
e’ gia’ finita
niente più notti
niente più
giorni
cara non odiarmi se puoi

che ne sai di un ragazzo che sperava
che parlava e niente sapeva
eppur quel che diceva chissa’ perche’
chissa’ adesso e’ verita’

davanti a me
non c’e’ più vita
la nostra
e’ gia’ finita
niente più notti
niente più
giorni
cara non odiarmi se puoi”

lMr Blue

9% di poesia…

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Ci sono immagini che non necessitano di didascalia…

sono quelle evocative, poetiche e “intime”, che sorprendentemente si sottraggono al rapporto significante-significato e trascendono, vanno oltre e promuovono una trasmutazione dello sguardo che apre alle possibilità visive dell’immaginale.

Questa immagine è una di quelle… Il Billy non è più un succo di frutta nè una bevanda al gusto frutta! Non è nè più, nè meno… è altro. E’ l’immagine e l’immaginario della mia infanzia, è ricordo e letizia, “dolce” compagno della spensieratezza e del gioco delle relazioni “elementari “.

Perché è la ricerca dell’elementare che ci fa tornare in contatto con le origini e l’humus dell’esistenza. Ricordo il suo sapore chimico e annacquato, che riusciva a colpire solo un recettore per convincerlo di quel 9% di arancia… fiducia e disincanto di una generazione di infanti e non solo.

Perchè lo faceva con tale delicatezza che nessuno, neanche il genitore più attento, si è mai posto il problema di quel restante ed indefinito 91% che ognuno ha relegato al più profondo contatto con il mistero della vita.

Perché non era solo una bevanda, era un compagno fedele di ogni merenda e intervallo scolastico, sempre presente, senza autorizzazione firmata, ad ogni gita e su ogni pullman, pronto per essere disseminato, vuoto del suo elisir, nei cestini di ogni città e luogo sfiorato.

Pochi eletti lo potevano riporre nella fondina della famosa cintura porta billy, per poi estrarlo con destrezza e colpire il palato… con lo sguardo assorto, pronto per l’incontro con quello di un compagno per un “mezzogiorno di gioco”.

Quella del famoso brik è un’immagine che trascende il senso, che in me risuona melodiosa e infante, distante dalla simbologia che ci accompagna e pervade… Non è solo l’immagine di una stagione della vita, non si esaurisce in un nesso logico come il “palloncino rosso” nelle mani di IT che simboleggia la fanciullezza con i suoi fantasmi e le sue paure… sono convinto che se il famigerato pagliaccio avesse tenuto in mano un billy il film sarebbe mutato e la paura trasformata nella gioia di una bevuta comunitaria, magari in gita verso il mondo oscuro di Stephen King.

Le immagini hanno vita e potere di trasformazione, se abbandoniamo lo sguardo osservatore e frontale per lasciarci trascinare nel loro mondo senza guida nè riferimenti, come persi nell’idea di nuove visuali. Forse esagero, forse, anzi sicuramente, sono un neuro visionario…

…ma una visione accompagna il finale di questo post… quella di chi nel nome porta già un segno… quella del giovanissimo Ku(brick) in gita con la scuola, schivo e solitario, che scruta curioso dal finestrino del pullman immaginando mondi possibili, mentre sorseggia un Billy e si fa sfiorare dal nesso tra il 9% di ARANCIA CHIMICA che lo disseta e l’origine visionaria dell’ARANCIA MECCANICA che lo farà entrare in contatto con il mito.

lMr Blonde

A Company Making Everything

Dove diavolo è la sede legale della ACME? Dove sono i negozi e i magazzini?

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Di sicuro si sa solo che la ACME vende per corrispondenza. Wile E Coyote è forse l’unico loro cliente? Hanno un reparto progettazione davvero invidiabile, ma il loro responsabile marketing è un disastro. Se hanno scelto Wile come loro testimonial qualcuno dovrebbe avvertirli che sono ormai anni che i loro prodotti hanno una resa catastrofica in mondovisione. Certo, probabilmente la colpa è tutta del coyote, che evidentemente non brilla per capacità realizzativa. Sicuramente il problema è nell’assemblaggio… però non è che la ACME ci faccia comunque questa gran bella figura.

Sono convinto, però, che mi sfugga qualcosa. Forse alla ACME non interessano i profitti e nemmeno le quote di mercato. Forse il punto non è e non è mai stato quello di pubblicizzare i loro prodotti, né quello di attrarre potenziali clienti.

Forse alla ACME hanno capito tutto. Il divertimento è tutto nel desiderio, nell’attesa, nei preparativi. Un obiettivo raggiunto non ha più lo stesso sapore di quando era solamente un’intuizione, una possibilità. Un obiettivo raggiunto apre, inevitabilmente, ad un nuovo e più grande obiettivo. Allora, forse, è meglio continuare la rincorsa… alla ricerca di quell’unico e sfuggente obiettivo che, rimanendo tale, conserva intatto tutto il suo valore.                          Alla ACME non costruiscono progetti… ma sogni.

lMr. White

maschere d’identità

Ognuno di noi vive, ama, soffre e combatte secondo una propria natura. Ognuno di noi indossa una o più maschere, per sembrare ciò che non è, per proteggere altre identità. Anche i supereroi.

 

 

 

Secondo Bill è Superman il supereroe più interessante, in quanto, a differenza dei supereroi ai quali i superpoteri sono capitati in sorte, Superman è Superman, è la sua natura… Clark Kent è solo un alterego, è una maschera utile a mimetizzarsi nel mondo timido e codardo degli umani.

Nessuna radiazione gamma, nessuna puntura d’insetto, nessuna nanotecnologia o arto bionico; Superman è nato supereroe e la sua umanità è uno stratagemma. Superman è “naturalmente” un supereroe, assolutamente positivo, in quanto le meschinità umane sono solo un costume, un travestimento che lo trasforma in un goffo uomo qualunque. Una lettura affascinante ma strumentale, che a Bill serve come giustificazione per il male fatto a Beatrix.

Quello che Bill non sa o non vuole sapere è che le maschere e le identità sono cosa assai più complessa. Avrebbe dovuto leggere gli albi di Batman, quelli di Frank Miller. Batman, il cavaliere oscuro, è il supereroe più umano. Nessun superpotere. Indossa una maschera che non lo rende diverso da ciò che già è, un travestimento che non altera la sua natura. Batman è umano, troppo umano, e la meschinità, le paure, gli istinti peggiori, si mescolano con il desiderio di giustizia, la lotta per il bene, i grandi ed i nobili valori.

Superman è un dio che si traveste da uomo, Batman è un uomo che non crede più a dio.

Bill è soltanto un uomo che ha giocato a fare dio. 

 

 

 

lMr. White

 

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Colombo vs Fletcher

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Alien vs Predator… Freddy vs Jason…

I miti sembrano destinati, prima o poi, ad incontrarsi ed  io ho sempre sognato di far incontrare il tenente Colombo e Jessica Fletcher… perché no? Colombo vs Fletcher.

Sarebbe l’incontro della logica e del pragmatismo, di due miti del contesto delittuoso, vivi abitanti delle scene del crimine… due moderni angeli della morte che si incontrano nel Olimpo di “Cabot Cove”, un paesino di un migliaio di abitanti, caratteristico per il suo enorme cimitero e perché vanta un rapporto morti-vivi sproporzionato, rapporto che ha costretto Jessica a migrare verso altri lidi, già nella seconda serie, per il rischio di non arrivare a poter girare la quarta per mancanza di abitanti.

Pensate all’incontro… la macchina di Colombo a Cabot Cove non desterebbe nessuna perplessità, il dottor Set lo accoglierebbe con un po’ della sua solita gelosia, ma anche con la sua grande ospitalità, mentre lo sceriffo organizzerebbe una festa in suo onore, vedendosi sgravato del lavoro da “catena di montaggio” che il delittuoso stato del Maine procura.

E loro due… si scruterebbero per ore senza proferire parola, attenti ad osservare ogni macchia ematica, capello, segno cutaneo o impronta, che potrebbe raccontare qualcosa dell’altro, per poi lasciarsi andare, tra una fetta di torta ed un sigaro, all’incontro soave della pragmatica e della logica.

Purtroppo è un sogno impraticabile… sono le strutture del giallo a non permetterlo; le puntate di Colombo hanno origine in un evento delittuoso, con assassino noto da subito al telespettatore e si sviluppano nella ricerca di prove e movente per incastrarlo, mentre per Jessica la ricerca che fa sviluppare la storia è quella dell’assassino, la cui identità viene svelata solo nel finale. Strutture opposte, incompatibili, che nell’incontrarsi farebbero “scompensare” i due protagonisti, anche solo per capire che era stato il maggiordomo.

Ma l’immaginazione non ha limiti… e il mio sogno continua a vivere in un pensiero che mi accompagnerà sempre: mi piace pensare che  la moglie tanto citata e mai vista del tenente Colombo sia proprio lei, Jessica, che lo aspetta tutte le sere, tra morti e torte, per dar vita all’immagine di un incontro speciale, ripetuto, che si consuma tra due mondi curiosi durante una partita di Cluedo.

Solo così può rimanere in me, nitida, l’immagine di un incontro all’insegna del giallo… e mi ritrovo a pensarmi come un moderno cupido che, dopo aver scoccato la freccia, deve ripulire l’arco dalle impronte.

l Mr Blonde

Rapitore Immaginario…

 

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Belli… dannati… e tragicamente irraggiungibili… è proprio così che devono essere gli eroi del “ti prendo e ti porto via”… i fantastici protagonisti di cartoons e pellicole cinematografiche che, da anonime immagini in 2D, si animano e agitano la fantasia di ciascuno.
Di sicuro nella mia si fa spazio prepotente, tra ricordi sopiti e leziosi, il profilo infingardo e misterioso del suonatore di armonica a bocca più tenebroso ed irriverente di tutti i tempi… Terence… il Duca di Grandchester! Come dimenticarne il fare sprezzante, l’aria malinconica ed il ghigno divertito di chi, incuriosito e infastidito dalla “signorina tutta lentiggini”, rinnega nobili natali per inseguire il sogno incerto, la passione  vera e si misura sul palcoscenico di broadway!
Un altro posto d’onore tra gli abili rianimatori di spiriti sopiti e catalettici spetta senz’ombra di dubbio a Paul Newman, nei panni dell’inquieto ed irresistibile Brick ne “La gatta sul tetto che scotta”… lui è un vero bello e maledetto, anticonformista ribelle, vulcano di rabbia ed infelicità, tanto da annegare nell’alcool qualunque barlume di consapevolezza cerchi di venire a galla…ma allo stesso tempo fragile e solo, mentre si abbandona al profumo gentile e suadente di Maggie la Gatta…

Forse ciò che accomuna questi due personaggi è il lato oscuro di un’animo nero e sensibile o forse semplicemente il loro essere abili cocchieri nel trascinarci per un attimo fuori dal torpore… quel che conta, comunque, è che a ciascuno spetti il suo ineffabile, fantastico, rapitore immaginario!

lMr. Pink

mondilobotomizzati

Perchè i matti guardano in alto? Sembra guardino lontano, fissando un punto preciso a noi non noto; i matti sembrano guardare ad un mondo diverso, ad un mondo altro, visibile solo ad alcuni.

Il cinema ci ha spesso parlato di loro e dei loro occhi; il cinema ha reso visibile per noi il loro mondo e ci ha regalato nuovi sguardi. e4c14b104708faa08b3ef78fd9a2eac0.jpgAncora adesso non so se Prot venisse o meno da un altro pianeta, o se McMurphy mi stesse simpatico perchè era pazzo o perchè non lo era. Ma credo che il punto non sia mai stato questo. Il confine tra ciò che è sano e ciò che non lo è, spesso è labile e assai arbitrario. Ciò che non riusciamo a capire ci spaventa. A volte non riusciamo nemmeno a intuire la sofferenza di chi vede un mondo che gli altri non vedono. I matti, imprigionati in altre dimensioni da loro stessi create, sono come alieni; per i matti, però, è il nostro mondo, incomprensibile ed estraneo, ad essere alieno. Lobotomizzare McMurphy equivale ad un furto: gli si ruba la possibilità di guardare un mondo diverso, di abitare quel microcosmo secondo leggi diverse. Si può sempre sostenere che è impossibile rubare ciò che non esiste, ma nel fondo dell’animo resterà sempre quel dubbio, quella sottile sensazione di aver commesso un errore; perchè i mondi alieni dei due protagonisti sembrano assai più umani del nostro e i loro occhi sembrano vedere assai meglio dei nostri.

Penso ancora che l’importante fosse guardare… per riuscire a vedere. Nel caso servisse, poi, un lavandino di marmo non lo si nega a nessuno.

lMr. White

I due mondi di Königsberg

“Ci sono momenti in una partita di tennis in cui la palla colpisce il nastro e, con un po’ di fortuna, lo oltrepassa, e allora si vince; oppure no… e allora si perde”
7300aff8965fa194973e5ab5d7b7d3aa.jpgIl destino…regola tutto quanto? E’ stato tutto gia scritto? Siamo parte di un romanzo frutto della psicologia di un ignoto autore che speriamo sia sano di mente?
Oppure c’è una dinamica, gestita da qualche entità superiore, che bilancia positività e negatività a seconda delle azioni compiute in una specie di visione karmica?
Il saggio Woody sembra avere qualche dubbio; se lo sta domandando. Proprio come me.
Caro Woody, abbiamo qualcosa in comune.
Separo le sue diverse visioni in due mondi. I due mondi di Woody. Per farla sembrare più scientifica utilizzerò la sua reale identità:  Allen Stewart Königsberg. Suona quasi come Heisenberg, vi pare?
Il primo mondo di Königsberg.
In questo mondo vige la teoria della fortuna, del destino gia scritto e non modificabile. Non esiste una giustizia divina. Solo, di volta in volta, il regista legge il copione e decide come sarà la prossima scena. Potremo recitarla più volte, ma l’epilogo sarà sempre lo stesso. Solo, potremo recitare meglio; il copione non cambia.

Il secondo mondo di Königsberg.
In questa realtà alternativa, commesse determinate azioni, le conseguenze ci inseguono e ci raggiungono travolgendoci; la storia si scrive giorno per giorno.
Non abbiamo scampo fino all’estinzione del debito karmico. Una specie di visione dostoevskijana: ad un delitto corrisponde (e questo no, non si può cambiare) un sicuro e tremendo castigo.

Mi chiedo quale dei due mondi si avvicini di più alla verità, o almeno a quale dei due possiamo augurarci di appartenere. E’ meglio cercare la propria fortuna o attendere passivamente che gli eventi accadano, confidando in un copione gia scritto?

Non voglio, e non posso certo rispondere; posso invece provare a recitare il meglio possibile, e sperare che la pallina oltrepassi il nastro, in modo da vincere la partita.

lMr. Brown